IL DEPUTATO VITTIMA DI STALKING, TELEFONATE ALLA MOGLIE :”SAPEVI DI ESSERE UNA CORNUTA?”

L’ex parlamentare in balìa dell’amante

Tutto è iniziato con le telefonate ricevute a casa
La focosa assistente ha patteggiato 5 mesi
Di seguito, la proposta di legge dell’Italia dei Valori sullo Stalking

ALBERTO GAINO  TORINO
A prenderla dalla coda, questa storia, se ne vede il finale positivo, in cui si rientra nella normalità dopo un anno da vita familiare in ottovolante. Da una parte, un’amante lasciata che comincia una caccia spietata all’amato in fuga, senza risparmiargli colpi bassi. A cominciare dalle telefonate alla moglie di lui: «Sapevi di essere una cornuta?». Così, papale-papale. Dall’altra, lui, la consorte, i figli adulti, i parenti stretti e no con i telefoni bersagliati ad ogni ora del giorno e della notte, e molto di più. E a complicare le cose in questa «relazione pericolosa» concorrono i ruoli dei due protagonisti: lui è un maturo ex parlamentare torinese, molto impegnato nelle precedenti due legislature sui problemi della giustizia e delle carceri; lei, 36 anni, originaria del Sud, avvocato, era la sua assistente parlamentare.

E’ finita che Assunta ha patteggiato la pena di 5 mesi e 10 giorni: le vittime (lui e la famiglia), assistite dall’avvocato Manuela Deorsola, hanno ritirato le querele. E l’avvocato di lei, Gianrico Ranalda di Cassino, ha chiesto e ottenuto, con il consenso del pm Nicoletta Quaglino, che il giudice Silvia Bersano Begey revocasse le misure restrittive applicate alla donna per frenarne il martellante e ossessivo assalto quotidiano, via telefono, computer e di persona. Che lui fosse nella casa sulla collina di Torino, o alla Camera dei deputati. La caccia è la definizione più puntuale del reato di stalking, per il momento ancora fermo in Parlamento: quando si trattò di approvarlo in commissione, l’unica vittima reale presente, il nostro onorevole, lasciò l’aula per evitare un conflitto di interesse.

Forse non ne era ancora del tutto cosciente: a quel tempo cercava di limitare i danni dei continui assalti della furiosa assistente. Che gli intimava di tornare con lei, «sennò ti sputtano con i giornali» (un buon motivo per non svelarne ora l’identità). Aveva già spiattellato tutto alla famiglia del parlamentare entrando nella vita di moglie, figli, persino dei vicini di casa come la più molesta delle sventure. Cambiare i numeri di telefono è stato del tutto inutile. Lei li controllava tutti a distanza di 600 chilometri, non si è mai saputo come. La famiglia spegneva i cellulari. Quando li riaccendeva, spuntava il bombardamento di sms, tipo: «Stanotte nessuno dormirà, fidati di me».

Inviato democraticamente a lui, consorte e figli. Persino quando l’onorevole va dal pm, a farsi interrogare, Assunta lo chiama. Lui consegna il cellulare ad un investigatore presente, la voce è squillante: «Passamelo». Viva voce, in diretta si ascoltano e si registrano le prove della violenza privata, ingiurie, molestie telefoniche che a vario titolo supportano per ora il reato in fieri di stalking. E’ come nella caccia vera (to stalk): l’onorevole non riesce a varcare la soglia di Montecitorio senza che lei non sia in agguato da qualche parte. Corre alla stazione camuffato con il timore che lei lo insegua. Una volta la vede sui binari, e lei vede lui sul treno. Che parte con Assunta alla rincorsa dei vagoni. Se prende l’aereo, lei lo aspetta nella sala vip di Fiumicino. L’onorevole è costretto ad evitare i privilegi del ruolo. Assunta vuole controllarne ogni passo, finché lui non si piega, racconta. E’ un carcere a cielo aperto. Finché lei non si placa, lui resta fuori dal Parlamento, tutti tornano a casa.

La Stampa 15 maggio 2008

Giustizia: Idv; legge anti-stalking è primo punto in agenda

di Pino Pisicchio (Italia dei Valori)

 

Il Tempo, 5 marzo 2008

 

 

 

 Quando una legislatura si chiude in modo così traumatico molte sono le incompiute. All’interno dell’agenda degli impegni per la nuova legislatura, dunque, tra le priorità vorremmo proporre a tutti i competitori di questa campagna elettorale la sottoscrizione di un impegno speciale a concludere il lavoro che la Commissione Giustizia della Camera aveva compiuto sullo stalking, il provvedimento che sarebbe andato in aula il 28 gennaio. Che cosa sia lo stalking, la molestia insistente e malevola, il gesto arrogante di affermazione quasi proprietaria del maschio sulla donna (ma c’è anche un 15% che si muove all’incontrarlo con l’uomo come parte lesa) è raccontato dalle cronache drammatiche dei nostri giorni: si può dire che quasi tutti gli episodi di violenza subiti dalle donne abbiano a origine una storia di molestie insistenti.

Il molestatore (in inglese “stalker”) in genere è l’ex: l’ex marito, l’ex convivente, l’ex fidanzato, figura maschile che ritiene di aver impresso una volta per tutte il proprio marchio proprietario sulla donna, marchio destinato a una indelebilità che travalica anche la fine del rapporto. Con il gesto di molestia l’ex riafferma, dunque, la sua egemonia sulla donna, negandole ogni autonomia vitale. Naturalmente esistono anche altre tipologie di stalker. Così il disturbato mentale, che ha voluto interpretare un semplice gesto di cortesia della donna da lui sognata come un messaggio di disponibilità: per lui la presa di coscienza della verità diventa spesso occasione di dolore e di reazione spropositata.

Ma sono stalker anche gli autori degli appostamenti sotto casa, delle telefonate assillanti negli orari più impensati, delle mail più indesiderate. Il fenomeno è più diffuso di quanto non si immagini e rappresenta non solo l’anticamera più frequente del reato di violenza sessuale, ma è anche motivo rilevantissimo di gesti omicidi: è stato calcolato che almeno il 10% degli omicidi compiuti nel nostro paese ha all’origine un atteggiamento di molestia insistente.

L’ordinamento italiano punisce l’omicidio, la violenza sessuale, la violenza privata ma non ha strumenti per contrastare lo stalking. La Commissione Giustizia della Camera aveva adottato un testo normativo molto efficace per prevenire e contrastare il fenomeno, mettendo in atto, tra l’altro, un meccanismo di diffida nei confronti degli autori di condotte moleste.

In altri termini lo stalker non avrebbe potuto avvicinare la vittima per nessuna ragione: se lo avesse fatto sarebbero scattate pesanti sanzioni nei suoi confronti, fino all’arresto. Insomma una buona norma, peraltro condivisa, da destra a sinistra. Una norma che, però, non è stata approvata e che oggi non può non rappresentare una priorità per tutti gli schieramenti politici. Un risarcimento che dobbiamo alle donne, ancora una volta le più danneggiate, anche dalla fine della legislatura.

 

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