Verona, i 5 picchiatori restano in cella.In consiglio comunale scoppia il caos

 

Pestaggio mortale di Verona. La difesa: gli amici di Nicola hanno provocato la rissa.

Il gip: possono ripetere il reato e c’è anche il pericolo di fuga

VERONA. Restano in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale aggravato da futili motivi i cinque giovani indagati per la morte di Nicola Tommasoli la notte del primo maggio a Verona. Lo ha deciso il gip Sandro Sperandio che ha ritenuto che per Raffaele Dalle Donne, Federico Perini, Guglielmo Corso e Nicolò Veneri vi sono pericoli di fuga e di reiterazione del reato mentre per Andrea Vesentini il magistrato ha confermato la custodia solo per il pericolo di reiterazione. I difensori dei giovani hanno già annunciato che ricorreranno al Tribunale del riesame. In attesa dei risultati dell’autopsia, poggia solo su indizi il quadro delle presunte responsabilità, in un panorama che tuttavia l’udienza di convalida dei fermi ha reso meno fumoso.
È cominciata, infatti, una differenziazione se non delle responsabilità, sicuramente dei ruoli di ciascun indagato, chiamando in causa, forse per la prima volta, i due amici (Andrea ed Edoardo) che si trovavano assieme a Tommasoli al momento del pestaggio. Secondo il difensore di Andrea Vesentini, Francesco Delaini, a fare divampare la rissa sarebbe stata, infatti, una minaccia («ti spacco la faccia») urlata da Andrea, amico di Nicola Tommasoli, a Corsi. Andrea – secondo il legale – voleva così rispondere per le rime a un’offesa lanciata dall’interlocutore che lo aveva male apostrofato per una sigaretta negata. Andrea Vesentini, l’unico che ieri non si è avvalso della facoltà di non rispondere, avrebbe sostenuto in fase di interrogatorio di essersi adoperato per calmare gli animi nel corso della lite. Secondo l’avv. Delaini, Vesentini «ha cercato di dividere l’antagonista di Corsi e ha poi tentato di dividere Raffaele Dalle Donne da un “piccoletto” biondo», evidentemente Edoardo. Solo quando si è girato, sempre secondo Delaini, Vesentini ha visto il ragazzo a terra, ha preso paura ed è scappato assieme agli altri. Sulla fuga dei cinque potrebbero emergere altri particolari da alcune immagini riprese da una telecamera della biblioteca, mandate in onda nel pomeriggio dalla trasmissione «La vita in diretta» su RaiUno.
La stessa paura che ha fatto fuggire il quintetto avrebbe cucito la bocca di Vesentini davanti ai genitori. Il suo legale ha sottolineato che il ragazzo di Illasi conosceva solo Corsi poichè abitano vicini, di aver conosciuto Dalle Donne e di aver conosciuto solo di vista gli altri due. Per la prima volta, ieri, sono intervenuti i legali della famiglia di Tommassoli, Giorgio Alvino e Franco Rossi Galante, i quali sostengono che, nonostante «gli accertamenti medico legali non siano conclusi», è possibile affermare che «tutti i dati oggettivi dimostrano inequivocabilmente che Nicola è stata vittima di aggressione in conseguenza della quale è derivata la sua morte». Sul corpo è stata rilevata una «imponente emorragia cerebrale». In serata il consiglio comunale ha approvato una mozione bipartisan in cui si sottolinea la preoccupazione della città «per la scia di violenza». Il consiglio è stato sospeso per una decina di minuti quando dal pubblico sono partite frasi «fascisti».(09 maggio 2008)Torna indietro

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