Giovani della libertà

 

 Stefano Olivieri,   06 maggio 2008, 13:19

La lettera     Un paese democratico deve reprime con fermezza la violenza pubblicizzando le regole del vivere civile ispirate alla giustizia, alla tolleranza, alla solidarietà umana

Mi rivolgo a tutti coloro che non sono mai stati fascisti e neanche razzisti, ma che si sentono sempre meno sicuri nelle loro case, nelle strade e nelle piazze delle loro città e hanno paura, e chiedono più sicurezza. Mi rivolgo a quanti – e sono certo siano tanti, la maggioranza del popolo italiano che certi orrori li ha ben conosciuti – ritengono si debba con fermezza assoluta, con meno chiacchiere bensì con decisioni e atti certi delle istituzioni democratiche, recidere sul nascere ogni più tenue fermento neonazista che si manifesti nel nostro paese, per evitare che divampi e uccida un inerme. Quando fascismo e xenofobia si incontrano e flirtano, mettendo sotto braccio il sindaco alla fiamma tricolore, parlare di un pericolo nazista è molto più di una eventualità.

Verona è da almeno 15 anni, dai tempi della sindachessa Michela Sironi (FI), il laboratorio della nuova destra xenofoba. Qui anche i cattolici integralisti hanno ammassato Dio e famiglia su una idea di patria piccola piccola, giusto i confini cittadini per non fare entrare nessuno che non sia dei loro. Mi rivolgo a quei padri, a quelle madri che hanno allevato i propri figli con il portafoglio sempre aperto ma con le orecchie e gli occhi bendati e oggi li vedono entrare in galera per aver ucciso senza motivo un loro coetaneo.

A Verona nel terzo millennio non ha più cittadinanza la passione di Romeo e Giulietta per sperare di superare le risse infinite fra Capuleti e Montecchi. La nuova nobiltà cittadina è oggi scolpita dal denaro e dall’odio del diverso e ha sconfitto, dimenticato ogni regola del vivere civile, e tra i giovani va di moda più la spranga che l’amore, evidentemente. Per questo non sono bastate le panchine divise a metà nei giardini pubblici, per evitare i sonni dei barboni. E nemmeno le delibere cittadine in totale disprezzo della Costituzione e delle leggi comunitarie, per negare alloggi e cittadinanza agli stranieri, ai diversi, a meno che naturalmente non siano ricchi, perché è il denaro l’unico vero lasciapassare.
Per un sindaco leghista come Flavio Tosi, ossessionato dalla sicurezza e molto più che incline all’amicizia con la destra estrema, il pestaggio omicida di un povero ragazzo ad opera del branco nazista è la prova provata di un fallimento. Le iniziative di ordine pubblico del sindaco erano già diventate una ricetta da seguire per l’intero nordest quando all’improvviso cinque “bravi ragazzi” dalla testa rasata l’hanno fatta fuori dal vaso, mettendo alla berlina non solo l’intera comunità cittadina ma la stessa filosofia del popolo della libertà di Berlusconi.

Libertà, libertà. E’ la stessa parola scandita dalla movida torinese. Una folla di giovani niente affatto intimiditi dalla polizia municipale comparsa inopinatamente in piena notte a multare le auto del mucchio selvaggio. L’istituzione repressiva contro la libertà del branco di giovani ricchi e annoiati “fancazzisti”, che parcheggiano in gruppo in mezzo alla piazza, bevono e schiamazzano, si appropriano di tutto e non vogliono altre regole che la loro assoluta e totale sregolatezza. Anche questi torinesi sono pronti a menare le mani, proprio come i loro coetanei veronesi. Anche questi sono “bravi ragazzi”, fanno tutti parte della stessa tribù, quella dei nostri figli.

A tutti loro però dovremo spiegare che la libertà è bella se è condivisa, se si coniuga al plurale. E che si ha modo di apprezzarla al meglio soltanto in un quadro di regole condivise, perché nessuno ha diritto a più libertà rispetto agli altri. E anche che la libertà non si misura né si acquista con il denaro, ma questa è la cosa più difficile da far capire perché l’Italia è il paese degli indulti mirati, delle leggi Schifani a protezione di presidenti del consiglio indagati, dei provvedimenti ad personam che fanno della libertà di tutti un arbitrio personale.

Un paese democratico fa così, reprime con fermezza la violenza pubblicizzando le regole del vivere civile ispirate alla giustizia, alla tolleranza, alla solidarietà umana. Famiglie ed istituzioni hanno l’obbligo di dare il buon esempio altrimenti ben presto saranno gli stessi figli a rivoltarsi e ad accanirsi contro i loro stessi padri, con la stessa ottusa violenza omicida del branco di Verona.

 

Aprile online 6 maggio 2008

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