Verona, la mano è neonazista ma la destra non lo ammette.Confessano altri due, si cerca ancora

Niente da fare. «La politica non c’entra niente». Il sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi condanna l’aggressione che si è consumata nel centro storico della sua città e che ha ridotto in fin di vita il 29enne Nicola Tommasoli, ma ad ammettere che l’aggressione è tutta politica, proprio non ce la fa. «Non è un’aggressione contro la sinistra – ripete – è un gruppo di deficienti, punto e basta».

Peccato che lui a quei «deficienti» abbia dato parecchio corda. Altrimenti non si spiega com’è che nel consiglio comunale del capoluogo veneto sieda Andrea Miglioranzi, ex skin ora Fiamma Tricolore. Proprio a lui, Tosi nel 2006 affidò la direzione dell’istituto veronese per la Storia della Resistenza, e non è un battuta. Scoppia lo scandalo, non solo cittadino, e Miglioranzi si fa da parte. Giusto per citare un altro dettaglio, Miglioranzi, capogruppo in Comune della lista Tosi, è il primo in Italia ad essersi fatto tre mesi per istigazione all’odio razziale.

Ma la storia delle botte per una sigaretta negata, no, «non c’entra niente con la politica». Non importa che il ventenne che ha confessato, dopo che la Digos gli si è presentata a casa, faccia parte del Veneto Fronte Skinheads, «collegare questa vicenda con la mia amministrazione – si sdegna Tosi – è una cosa che mi offende».

Intanto, ci sono altri due nomi tra i responsabili della brutale aggressione. Insieme a Raffaele Delle Donne, il primo ventenne a crollare, la sera del primo maggio c’erano Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20, promoter finanziario. Restano da scoprire i volti di altri due giovani complici.

Lunedì sera, pressato dalle domande dei giornalisti che gli strappano un «sì, ci andrò», Tosi parteciperà alla manifestazione antifascista organizzata per le strade di Verona dal centro sociale Chimica. Ma mette le mani avanti: «Se qualcuno mi aggredisse o mi prendesse a male parole non rimarrei lì a far salire la tensione. Ma un gesto di solidarietà non ha colore politico, o no?».

Ma Tosi può stare tranquillo, la politica «non c’entra niente», nemmeno per il suo collega a Roma, Gianni Alemanno. Anzi a dire il vero Alemanno la politica la tira in mezzo ma ci tiene a specificare che «ci sono frange estremiste a destra come a sinistra» e che «sono più espressione di emarginazione urbana che di vera politica». Le botte che ha preso Nicola, comunque, sono vere.

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