In coma ragazzo picchiato a Verona, ventenne ultras neonazista confessa.

Due i ricercati fuggiti all’estero

Fiori e un messaggio dove e’ avvenuta l’aggressione

Ha confessato uno degli aggressori di Nicola Tommasoli, il giovane aggredito nel centro di Verona il primo maggio e attualmente ricoverato in condizioni stabili ma gravissime al reparto rianimazione dell’ospedale di Borgo Trento della città. Nel corso della notte, l’azione congiunta di polizia e carabinieri di Verona ha prodotto una svolta nelle indagini.

La piena confessione dei fatti è stata resa davanti al pm titolare dell’indagine Rombaldoni, che ha disposto lo stato di fermo. Le indagini per identificare il resto del “branco”, sono tuttora in corso.

Due aggressori fuggiti all’estero
Sono stati individuati dalla polizia ma sono già fuggiti all’estero altri due giovani che la notte del primo maggio hanno partecipato all’aggressione. I due complici sono dunque ricercati all’estero.

Picchiato per aver negato una sigaretta
I motivi legati al pestaggio sarebbero correlati ad un “no” secco alla richiesta di una sigaretta avanzata da un gruppo di giovani verso Tommasoli. Secondo quanto ricostruito l’aggredito e altri due suoi amici stavano rientrando da una serata in compagnia quando si sono imbattuti in un quintetto che con la scusa di ottenere una sigaretta hanno scatenato una rissa. L’aggressione sarebbe durata pochi minuti: due al massimo.

I medici del 118 sono intervenuti immediatamente soccorrendo Nicola immobile sul marciapiede e hanno subito rilevato le ecchimosi provocate dai calci sul corpo, ma a preoccupare era un evidente e grosso ematoma al capo.

A ricostruire la vicenda gli amici del 29enne che hanno descritto piuttosto bene gli aggressori (italiani, sui 20-25 anni, ben vestiti, parlavano in dialetto veronese) che, dopo aver capito di averla fatta grossa, sono fuggiti terrorizzati, così come rilevato dai video di alcune telecamere di sorveglianza.

L’inchiesta
La questura, che sottolinea come sia stata la “pressione investigativa” a convincere il giovane a costituirsi, non conferma le indiscrezioni secondo cui il 20enne apparterrebbe ad ambienti di ultras neofascisti. Nella nota però si sottolinea come sia stata “decisiva” ai fini della svolta nell’indagine “l’individuazione degli ambienti in cui gravitano i presunti responsabili dell’aggressione”, operata dalla Digos della Questura di Verona, “che già lo scorso anno si era occupata proficuamente del fenomeno delle aggressioni nel centro storico veronese”, che era stato centro di svariati episodi di stampo razzista.

In particolare, proprio la Digos veronese nel giugno dello scorso anno aveva portato a termine una operazione che aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 17 ragazzi tra i 17 e i 25 anni accusati di aver compiuto almeno una dozzina di aggressioni in città a partire dal marzo 2006 fino al giugno 2007. I 17 indagati avrebbero compiuto per più di un anno aggressioni di stampo razzista in centro città e avevano come luoghi di ritrovo i bar tra piazza Erbe e corso Portoni Borsari. Dalle perquisizioni emerse che erano legati al Fronte Veneto Skinheads.

Veneto Fronte Skinheads: non era dei nostri
Il Veneto Fronte Skinheads, per voce del presidente Giordano Caracino, ha però escluso che il ragazzo fermato faccia parte del proprio movimento: “Il ragazzo dalle informazioni che abbiamo, non fa parte del Fvs, non lo conosciamo. Non basta avere i capelli corti, un bomber o avere certe idee per far parte del nostro movimento”.

“Noi – aggiunge Caracino – prendiamo le distanze in maniera categorica dall’accaduto e dalle persone che l’hanno compiuto. Si fa presto a mettere
insieme due nomi e delle sigle per tirare in ballo la nostra associazione”.

Veltroni: inquietante attacco neofascista
“La vicenda terribile di Nicola Tommasoli, ridotto in fin di vita in una brutale aggressione nella notte del primo maggio, assume dopo la confessione di uno dei suoi carnefici contorni ancora piu’ inquietanti. Siamo, infatti, davanti ad una aggressione di tipo neofascista che non può e non deve essere sottovalutata”. Lo afferma il leader del Pd, Walter Veltroni, commentando i fatti di Verona. “Esistono tante bande di questo tipo e ciò è tanto più pericoloso – sottolinea Veltroni – in un clima culturale e politico nel quale si vanno affermando principi di intolleranza e di odio verso i più deboli o addirittura una sottocultura di violenza e prepotenza talvolta persino mascherata sotto il falso concetto del farsi giustizia da soli. E’ importante che tutti i responsabili dell’aggressione di Verona siano assicurati alla giustizia ed è fondamentale l’impegno di tutti perché non torni un clima di violenza politica e di insicurezza per i cittadini”.

Ferrro: conseguenza dell’odio per la diversità
“L’aggressione di Verona – è l’opinione del ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero – è la conseguenza di politica dell’odio verso ogni diversità”. “I linguaggi bellici e le discriminazioni – ha aggiunto il ministro – possono portare voti ma seminano odio e non sempre chi ascolta questi messaggi è in grado di padroneggiarli civilmente. Prima che sia troppo tardi sarebbe bene che le destre populiste aprissero una riflessione sui frutti della loro propaganda”.

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