Sinistra Arcobaleno, l’esercito dei senza lavoro

Aldo Garzia, 22 aprile 2008, 12:55

Politica Sono all’incirca 180 i dipendenti dei partiti della sinistra che da martedì prossimo rischiano di andare a ingrossare le file dei disoccupati in seguito alla scomparsa parlamentare sancita dalle urne. Un precedente simile ci fu dopo Tangentopoli e si rispose con provvedimenti ad hoc a carico del bilancio di Camera e Senato
Sono all’incirca 180, tra portavoce, addetti stampa, portaborse e addetti di segreteria, coloro che da martedì prossimo rischiano di andare a ingrossare le file dei disoccupati. Si tratta del piccolo esercito di dipendenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato -ma anche di collaboratori di ministri e sottosegretari del governo Prodi- dei quattro partiti di Sinistra-Arcobaleno (Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica) che non hanno raggiunto il quorum né per l’accesso a Montecitorio, né per quello a Palazzo Madama.
I quattro partiti non perdono da un giorno all’altro i benefici della legge sul finanziamento pubblico (rimarranno in vigore fino al 2011, nonostante l’interruzione anticipata della legislatura) ma sono ora costretti a centellinare le proprie spese. In ogni caso, non essendo rappresentati alla Camera e al Senato, devono alleggerire il proprio apparato, tenendo pure conto che molti ex parlamentari torneranno a fare i funzionari di partito.

C’e’ un unico precedente di questo tipo in anni recenti.
Risale al 1993 quando, sull’onda di “Tangentopoli” e “Mani pulite”, rimasero senza lavoro decine di dipendenti dei gruppi parlamentari e di funzionari di partiti che si sciolsero come neve al sole (dal Psi alla Dc, fino ad altri del pentapartito). In quella occasione, vennero approvate da Camera e Senato -presieduti rispettivamente da Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini- due delibere che stabilizzavano i lavoratori dei gruppi parlamentari rendendo permanente il loro rapporto con i nuovi gruppi da cui potevano essere chiamati a collaborare o venivano inviati d’ufficio (il tutto a carico del bilancio dei due rami del Parlamento). Una leggina riguardante i dipendenti dei partiti ne sanava e stabilizzava invece la condizione contributiva.

Questa volta, la situazione è più complicata. Sia per la diffusa “antipolitica”, che forse rifiuterebbe a livello di opinione una sanatoria amministrativa attraverso una delibera, sia per la drastica riduzione dei gruppi parlamentari: quattro o cinque al Senato, cinque o sei alla Camera se si darà via libera ai tradizionali gruppi misti di solito formati dai rappresentanti delle minoranze linguistiche, da qualche eletto all’estero, da transfughi dell’ultima ora o da partiti che non hanno dieci senatori o venti deputati (è il caso dell’Udc al Senato).

I presidenti uscenti di Camera e Senato, Fausto Bertinotti e Franco Marini, sono intenzionati -dopo aver esaminato la questione- a lasciarla in eredità ai loro successori (quasi sicuramente Gianfranco Fini alla Camera e Renato Schifani al Senato), vista l’impossibilità di una soluzione immediata.

Per quanto riguarda i lavoratori dei gruppi che rischiano la disoccupazione, per ora non sono riusciti ad avanzare una ipotesi unitaria di soluzione del problema che li investe.
Usando i criteri di anzianità di lavoro o di collaborazione con gli uffici di presidenza di Camera e Senato -come propongono alcuni- il fronte si dividerebbe perdendo la capacità di rappresentare un comune disagio. Quindi, sono per ora attestati sulla richiesta di una delibera ad hoc sul modello di quella approvata nel 1993.

I quattro partiti promotori di Sinistra-Arcobaleno hanno intanto deciso di chiudere a fine maggio la sede unitaria di via Veneto a Roma e fanno presente che il rimborso elettorale previsto dalla legge è inutilizzabile per far fronte alle immediate difficoltà finanziarie perchè di fatto già speso nel corso della campagna elettorale (il rimborso verrà diviso in quote diverse, usando un criterio di proporzionalità: all’incirca il 40% andrà a Rifondazione).

Il Pdci di Oliviero Diliberto starebbe valutando la possibilità di vendere parte della nuova sede del partito a Roma, acquistata di recente in via Tevere, nei pressi di Porta Pia. Più tranquilla appare invece nell’immediato la situazione dei lavoratori degli organi di stampa dei quattro partiti (Liberazione, Rinascita, Notizie verdi). La legge sul finanziamento pubblico dell’editoria di partito prevede infatti che, anche in assenza di una rappresentanza in Parlamento, i giornali possano ricevere finanziamenti se fanno riferimento ad almeno due parlamentari europei. Ma anche in questo caso si tratta una tranquillità instabile: fra un anno sono infatti previste le elezioni europee e nessuno dei quattro partiti sa attualmente con quale logo e sigla si presenterà a quella scadenza elettorale.

“Trovo sia immorale che proprio alla Camera e al Senato, luoghi deputati alla creazione di leggi contro il precariato, si producano invece precari. La politica si prenda le sue responsabilità e trovi la maniera, anche attraverso un provvedimento ad hoc, di stabilizzare questi lavoratori”, dichiara Lidia Menapace, senatrice uscente di Rifondazione.

Aprile online 21 aprile 2008

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