Rifondazione: Ferrero vince, Bertinotti addio

GLI SCENARI

Passa con trenta voti di scarto il documento del ministro, inascoltato l’appello di Vendola
ADOLFO PAPPALARDO Dopo quasi tre lustri si chiude la parabola bertinottiana di Rifondazione. Si riparte se il congresso straordinario, già convocato per la seconda metà di luglio, consacrerà definitivamente la nuova linea impressa dal ministro Paolo Ferrero. Perché ieri con 98 voti il suo documento è passato rispetto ai 70 di Giordano in un travagliato comitato politico. Sino all’ultimo si è cercato di trovare un accordo. Ma senza successo. A tentare l’ultima mediazione ci ha provato anche lo stesso segretario uscente chiamando in un angolo Ferrero. Venti minuti di discussione in cui, alla fine, l’unico compromesso trovato sono le regole per la gestione del partito fino al prossimo congresso. Che sia però passata un’era ne prende atto il segretario dimissionario Franco Giordano: non ci sono state le lacrime del giorno prima, ma tutti hanno potuto vedere il viso stravolto del successore di Fausto Bertinotti, per altro assente all’assise. Un lungo applauso e l’abbraccio di altri due fedeli bertinottiani come Nichi Vendola e Gennaro Migliore convinti che non tutto è ancora perduto. «Nessun documento ha ottenuto la maggioranza» puntualizza il governatore della Puglia che spiega come «è stato approvato un dispositivo per formare un comitato che però non è una segreteria e nemmeno un organismo dirigente». Questo perché Ferrero ha ottenuto per il suo documento, sottoscritto anche dal leader della mozione «Essere Comunisti» Claudio Grassi, una maggioranza relativa e non assoluta. Per questo lo stesso Giordano spera in una rimonta a luglio: «Il documento di Ferrero non contiene i capisaldi della nostra cultura, mi sembra più un cartello elettorale». Numeri a parte, Rifondazione è ufficialmente spaccata a metà e per i prossimi tre mesi sarà guidata da un comitato di gestione espressione della nuova maggioranza. La causa, certo, è la sconfitta alle ultime Politiche che da partito di governo l’ha ridotto al rango di forza extraparlamentare. E su come ripartire, come superare la sconfitta e rientrare nell’agone politico e parlamentare si affrontano due scuole di pensiero. Quella di Ferrero che blocca sul nascere il superamento di Rifondazione e pone al centro della discussione il rafforzamento interno del partito e una fortissima opposizione («dobbiamo difendere la nostra identità»). Dall’altra parte, invece, si vuole, anche riconoscendo la sconfitta e gli errori, non archiviare del tutto l’esperienza della Sinistra arcobaleno, aprire ancora di più ai movimenti e rimettere in discussione alcuni assetti locali. Una scissione, comunque, come mormora qualcuno, per il momento non è all’ordine del giorno: lo chiariscono sia Ferrero che il dimissionario Giordano. Rimane però irrisolto il nodo della leadership: la base degli iscritti preme affinché sia Vendola, e non Ferrero, a guidare la svolta del partito. Ma il diretto interessato svicola perché sa bene che in gioco c’è ben più della segreteria: la sopravvivenza stessa del partito. Così Vendola spiega: «Non sfuggo per civetteria ma perché il tema è proprio il Prc e il suo futuro. Se sarà un partito che avrà il torcicollo e guarderà al passato allora sarà un partito inutile».

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Una Risposta to “Rifondazione: Ferrero vince, Bertinotti addio”

  1. wildgreta Says:

    Non ho trovato il sondaggio sul tuo sito. Ho visto solo quello sull’Alitalia. Dammi qualche indicazione, altrimenti non so perchè tu mi abbia lasciato questo commento. Grazie.


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