Idv: martedi’ incontro con Pd, ma tutto pronto per gruppi

2008-04-18 20:04
(di Anna Laura Bussa)

L’incontro tra i vertici del Pd e quelli dell’Idv è fissato per martedì prossimo. E i primi a vedersi saranno i ‘vice’: Dario Franceschini e Massimo Donadi. Ma il partito che fa capo ad Antonio Di Pietro è sempre più deciso a dar vita a suoi gruppi autonomi. Ed ha ormai predisposto tutto sia alla Camera che al Senato. Tanto che circolano già i nomi dei possibili capigruppo che dovrebbero essere, per Palazzo Madama, Felice Belisario, mentre, per Montecitorio, verrebbe riconfermato Massimo Donadi. I vantaggi, spiegano alcuni degli esponenti dell’Idv, sono davvero troppi per rinunciarvi, senza contare che invece cambierebbe ben poco per il Pd che, anzi, potrebbe contare su un gruppo in più all’opposizione. Ogni gruppo infatti, alla Camera, ha diritto ad uno spazio di almeno 110 metri quadri, oltre che a rimborsi di una certa entità: 1.900 euro per ognuno dei primi 20 deputati e 1.500 per ogni parlamentare in più (nel caso dell’Italia dei Valori circa 50.000 euro ogni anno), ai quali vanno aggiunti i rimborsi dovuti per i portaborse, le consulenze e il personale dipendente (cifre queste che per ora la Camera si è detta in grado di non fornire). E a Montecitorio, Di Pietro può contare su 28 eletti.

Oltre all’aspetto economico, poi, va considerato il personale di segreteria che verrebbe messo a loro disposizione, più un’auto blu. Considerevoli i vantaggi anche dal punto di vista politico: un rappresentante in ogni commissione; possibilità di incidere a livello ufficio di presidenza; ampi spazi per dichiarazioni di voto e interventi in Aula. Il discorso non cambia al Senato. Anzi.

Da Palazzo Madama, il gruppo di 14 eletti dell’Idv è destinato a prendere circa un milione e mezzo di euro ogni anno. Che in una legislatura di cinque anni diventano 7 milioni e 500 mila. Oltre ad uno spazio di 86 metri quadri per la sede. A questa cifra ci si arriva sommando i quattro tipi diversi di rimborso a cui ha diritto un gruppo di 14 persone (il minimo per formarne uno è di 10 parlamentari). Il primo rimborso è quello che risponde alla voce “contributo per il funzionamento” e ammonta in un anno a 469mila 200 euro. Il secondo è quello che si destina a “consulenze e collaborazioni”, ed è di 143 mila 955 euro l’anno. Il terzo è il contributo previsto per il “personale dipendente”, ed è pari a 432 mila euro. La quarta ed ultima voce è destinata ai “portaborse”, ed è di 4.678,36 euro al mese per ogni senatore. Di questa cifra però l’eletto vede solo il 35% e cioé 1.637,43 euro/mese. Mentre il 65% della somma, cioé 3.040,93 euro, vengono versati direttamente al gruppo. Il Pd al momento non avrebbe nulla da obiettare alla voglia di autonomia di Di Pietro. E’ vero che era stato stretto un patto pre-elettorale, ma l’unità, si ribadisce al loft, sarebbe stata importante in caso di vittoria. Così invece più gruppi ci sono all’opposizione e meglio è. Poi, Veltroni ora ha altre gatte da pelare “ben più importanti”, come il ballottaggio a Roma. Una sconfitta di Rutelli, dopo il risultato ottenuto alle politiche- si commenta- sarebbe davvero un evento disastroso per i Democratici.

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