Politiche 2008: le battute più belle dei primi trenta giorni

 LA STORIA – NEL TACCUINO DEI PRIMI TRENTA GIORNI
 

Silvio spodestato, Santanchè regina del battutario
Bilancio già ricco a metà della campagna elettorale. Tra le gaffe Oscar a Di Pietro e al suo 13° apostolo

MATTIA FELTRI
ROMA
Peccato di pantalone pronta assoluzione, dicono i saggi di Sicilia, e fra tutti i merli maschi della politica italiana il più cascamorto è sempre Silvio Berlusconi. Se c’è una femmina nei paraggi non si contiene: «Tutte si innamorano di me, che ci posso fare?». La sua campagna elettorale prevede una battuta al giorno, e almeno una a settimana sulle signore: «La faccio, la foto. Ma soltanto con le donne. Mi chiamo Silvio, ma Berlusconi, non come quell’altro». Quell’altro era Silvio Sircana, il portavoce unico fotografato mentre sbirciava dal finestrino i trans romani. Spesso le facezie del Cavaliere sono buone, spesso passabili, spesso inascoltabili. E’ che la politica italiana non scala le vette del senso dell’umorismo. «Tuteliamo i figli di Berlusconi», ha puntato all’ironia Pietro Marcenaro (Pd), e riferendosi ai giovani eredi dati in sposi alle precarie e in corsa per Alitalia dal frizzante genitore.

La vena comica, nella prima fase della campagna elettorale, ha accarezzato il sublime sulle ali dell’involontarietà: «Berlusconi ha segnato un’epoca come De Gaulle», ha sostenuto Gianfranco Rotondi. «E’ meglio abortire che dare i figli all’orfanotrofio, con tutti i pedofili che ci sono in giro», ha spiegato Franca Rame. Da podio olimpico l’uscita di Antonio Di Pietro a proposito di Sergio De Gregorio: «Anche Gesù Cristo ha sbagliato con gli apostoli: uno su tredici lo ha tradito». Ma gli apostoli erano dodici. E’ che il candidato deve fare colpo, specie il candidato paracadutato. Luca Barbareschi: «Ho seguito le polemiche sulla mia candidatura. Da sardo avrei fatto lo stesso. Però sappiate che io ho fatto politica da sempre e, da velista, conosco la Sardegna metro per metro». Michaela Biancofiore, bolzanina del Pdl in lista in Campania, scruta l’albero genealogico: «Ho uno zio acquisito ad Avellino. Sono stata spesso in vacanza in costiera amalfitana, Ravello, Positano, ma anche Ischia e Capri». Paracadutavano questo ed escludevano quello. Come Beppe Lumia, poi recuperato. «Non è vero che è stato escluso. Semplicemente non è stato incluso», ha precisato il presidente della provincia di Enna, Cataldo Salerno (Pd).

Ma, insomma, l’aspirante leader si cimenta. Il pubblico gradisce ironia e sarcasmo. Berlusconi è un riciclatore, c’è una battuta che fa a ogni tornata, stavolta di nuovo. Ha visto un bambino e gli ha chiesto: «Quanti anni hai?». Sei, ha risposto il piccolo. «Alla tua età io ne avevo già otto». L’infanzia stuzzica anche Walter Veltroni. E’ stato a pranzo da una famiglia di Orzano (Ravenna) e poi ha squadernato un disegno del bimbo con scritto: «Walter è forte e io lo tifo». «Ha trovato il modo di mangiare a sbafo», ha replicato Berlusconi. «Se parla di Prodi, gli fermano il pullman e gli sgonfiano le ruote», ha aggiunto Gianfranco Fini. Ma pure lui è un bell’obiettivo. Specialmente di Daniela Santanchè, autentica scoperta di queste settimane: «Fini non ha sangue nelle vene». Così così, ma viene a seguito di altre migliori: «Che soddisfazione vedere Fini trasformato in valletta. Finalmente una valletta maschio», ha detto dopo averlo visto sul palco del Palalido a fianco del capo. E poi: «Fini ora è come Enrico Bondi: un dirigente d’azienda in attesa di promesse da leader che non vedrà mai mantenute». Lei, inoltre, è sessualmente eclettica: «Ci sarà la parità soltanto quando la più cretina sarà al posto di comando». Oppure: «Tutte le donne hanno la sindrome dell’ape regina. Vogliono essere l’unica».

La spiritosaggine più famosa è, però, anche una delle meno riuscite: «Alle precarie dico: sposate mio figlio». Made in Berlusconi, naturalmente. Ma l’ottimo Raffaele Bonanni ne ha subito infilata una discreta: «Buona idea. Ma i precari sono molti, i ricchi sono pochi». «E non sono nemmeno poligami», ci ha messo il carico Franco Giordano. Certi temi vanno lasciati a chi è del ramo, come Luciana Sbarbati, repubblicana in quota Pd: «Vengo dalla società civile: ho lavorato nel sociale». Anche la Sbarbati, come Barbareschi, è stata dirottata in Sardegna, e lei pure ha però un buon aggancio: «In molti ricordano con piacere il comizio di Cagliari in cui ero sul palco con Prodi, Fassino e gli altri».

Peccato che gli acciacchi abbiano rallentato Francesco Cossiga, grande showman. Ma una notevole l’ha sfoderata: «Ho anche pensato di votare Bertinotti, ma solo se avesse avuto il coraggio di mettere la falce e il martello nel simbolo». Ci ha pensato un vecchio sodale, Ciriaco De Mita, a tenere issata la bandiera democristiana: «Pd e Pdl promettono di tutto senza dire come faranno. E’ come se io dicessi agli elettori che è pronta una spiaggia a Nusco». E ancora più su: «Udc? dalle mie parti vuol dire U Demita Ciriaco». Spesso ci si dirotta sul mezzo insulto, o tre quarti: «Veltroni è laureato in fiction», ha annunciato Berlusconi. «E ci si pulisca il culo», ha risposto Francesco Storace-Totò al mago Otelma che gli offriva una favorevole carta astrale. «Ciarrapico rappresenta l’inciucio anche fisicamente», ha declamato la solita Santanchè. «Lo trattano come uno sguattero», ha riferito il medesimo Ciarrapico a proposito di Fini. «Ma chi è ‘sto Juncker? Me pare ‘no yogurt», ha suggerito Alessandra Mussolini del presidente dell’eurogruppo popolare.

«La politica non è mai scesa così in basso», ha commentato il povero Clemente Mastella. Forse perché Raffaele Lombardo vuole fare della Sicilia «una nuova Irlanda». O perché secondo Sandra Zampa «Prodi è un uomo che il mondo cerca». O, ancora, perché «con l’hard a modo mio ho fatto politica», ha sentenziato Milly D’Abbraccio. Si cade in basso ma si festeggia: «Hanno fatto miss Padania e ha vinto una di Grosseto. Certe cose non si possono spiegare neanche ai lombrichi», ha sospirato Veltroni. Meno male che qualcuno mantiene il senso del limite: «Penso che sia più facile che Bertinotti diventi Papa piuttosto che io diventi deputato». Il premio di mezza campagna va a lui, Francesco Masina, candidato numero 33 dell’Udc in Emilia Romagna.

La Stampa 23 marzo 2008

VOTO ’08: BERLUSCONI HA PRONTO UN NUOVO “CONTRATTO CON GLI ITALIANI CHE GLI CREDONO ANCORA”

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di Wildgreta 

Ne eravamo sicuri. Dal cilindro dell’illusionista più ricco del mondo, non poteva che uscire un altro contratto con gli italiani che, se non verrà rispettato come è successo con il primo, sarà sicuramente colpa degli altri. Gli altri, chi?  Gli “altri” sono tutti quelli che non lo amano e non lo lasciano lavorare. Quelli che non gli permettono di fare le grandi opere di cui lui ha inaugurato solo i cantieri e che poi Di Pietro ha dovuto finanziare con il  ministero delle infrastrutture. Berlusconi aveva fatto solo le foto delle inaugurazioni, che pare siano ancora lì, in bella mostra.Quelli che non gli lasciano tagliare le tasse a tutti, ricchi inclusi, sempre troppo discriminati dalla sinistra.Il contratto avrà cinque punti segreti fino all’ultimo, altrimenti glieli copiano. Però io proverò ad indovinarli, così magari se Walter legge il mio articolo, lo aiuto.

1) Abolizione di Di Pietro

2) Licenziamento di Michele Santoro

3) Permesso a Marco Travaglio di scrivere  su un blog, a patto che non sia  indicizzato nei motori di ricerca

4) Doccia antifascista ad Alessandra Mussolini e acquisto di un nuovo passato per Ciarrapico per entrare nel PPE

5) Accantonamento progetto ponte su Stretto di Messina, in favore di un più economico ponte d’oro a Casini perchè governi con lui se non avrà maggioranza al senato.

23/03/2008 Articolo La Stampa

Berlusconi ha pronto un nuovo contratto con gli italiani
Cos’hanno in comune Silvio Berlusconi e Marino Basso, campione di bicicletta negli anni Sessanta e Settanta? Nulla, tranne che entrambi si esprimono al meglio nella volata finale. Due sprinter. Poi, sia chiaro, «nei sondaggi Berlusconi ha un tale vantaggio che potrebbe perfino smettere di pedalare», esagera Bonaiuti.

Ma il paragone con Basso lo tenta, sebbene il portavoce giudichi più azzeccato quello col belga Rik Van Steenbergen. E allora, dimentichiamoci le fiacche esibizioni televisive del Cavaliere nella prima parte della campagna elettorale, il freno a mano tirato, i toni sussiegosi da statista. E aspettiamoci un ritorno al passato più sanguigno. Del quale non verrà risparmiato nulla, neppure il celebre «Contratto con gli italiani».
Berlusconi ne ha già pronto un altro. Anche questo di cinque punti, come nel 2001. Pure stavolta da vidimare con svolazzo nello studio televisivo di Vespa, sulla stessa identica scrivania. Quali promesse contenga, è uno dei segreti meglio custoditi sennò, spiegano al Plebiscito, «Veltroni ce lo copia». Al segretario del Pd non vogliono concedere nulla, niente dibattito televisivo (Bonaiuti dà del «fariseo» al ministro Gentiloni che insiste nel chiederlo), nessuna occasione di scontro diretto. L’unica volta che da spettatori faremo un raffronto tra Silvio e Walter sarà martedì 1 aprile, quando andranno l’uno dopo l’altro in tivù per le rispettive Tribune elettorali, sotto forma di conferenza stampa. Però il sorteggio è stato beffardo: proprio quella sera si giocherà la partitissima di Champions League, Roma-Manchester. Il grosso del pubblico avrà la testa nel pallone.

Altre apparizioni saranno previste a Matrix, a Primo piano, a Uno mattina, a Radio anch’io, secondo un copione comune per tutti i leader. Ma le ultime due settimane di campagna il Cavaliere si lancerà ventre a terra in giro per l’Italia, concentrandosi (a differenza di Veltroni) solo sulle regioni in bilico, quelle dove pochi voti potrebbero far scattare al Senato il premio di maggioranza. Dunque nell’ordine: Liguria, Abruzzo, Marche, Lazio (su cui pure Fini garantirà un impegno speciale negli ultimi dieci giorni di campagna) Sardegna e Campania. Più una puntata finale in Calabria, venerdì 11 aprile.

Si moltiplicheranno i discorsi e si alzeranno i toni. L’elettore berlusconiano è pigro di natura, va a votare solo se teme l’arrivo dei cosacchi. Dunque, attacchi mirati al segretario del Pd. Senza risparmiare colpi bassi, tipo quello sulla pensione da deputato, e senza rimpianti. L’idillio con Veltroni è già sepolto, adesso va di moda la «dottrina Tremonti», secondo cui Walter sarà un pessimo interlocutore del Pdl, farà perfino rimpiangere Massimo D’Alema. Di manifesti con la faccia del Cavaliere in giro non ne vedremo.

Solo slogan («Rialzati, Italia!») e simbolo del Pdl, perché dai sondaggi riservati risulta che molta gente non li conosce. Zero comizi, rimpiazzati da camper e gazebo che nelle grandi città non balzano all’occhio, laddove in provincia, soprattutto nei paesi, suscitano ancora una certa curiosità. Forza Italia ha messo in pista 200 camper, in media 10 a regione. La spesa è relativamente modesta, in sintonia con una campagna mai così parsimoniosa. Anche perché il Cavaliere, diversamente dalle passate elezioni, stavolta pare sia stato stretto di manica. Non certo avaro, tuttavia: ha anticipato i denari del rimborso elettorale, che sono alcune decine di milioni. (La Stampa)

Politiche 2008: I creativi di Berlusconi si ispirano all”Altissimo”

 di Wildgreta

Ecco come si può personalizzare la campagna elettorale, grazie alle geniali idee del team di creativi di Berlusconi. E’ ovvio che per arrivare a questo slogan, debbano essersi ispirati in alto, molto in alto. Credo infatti che siano partiti da Gesù e dalla sua celebre frase: “Lazzaro, alzati e cammina”. Essendo però già stata pronunciata in passato, è come se il percorso dei creativi fosse stato quello di individuare in Silvio un ideale discendente dell’uomo che, per la prima volta, ebbe a pronunciare quella famosa frase. Ecco, allora, che il risultato è il “Rialzati Italia”, “Rialzati Alitalia” oppure, nella versione personalizzata, “Rialzati Antonio, Guido, Ivan….”

In fondo, siamo tutti discendenti di Lazzaro e la fortuna ha voluto che, anche noi, dopo secoli, incontrassimo qualcuno che ammette con modestia di non essere “Superman”, ma con altrettanta modestia, si candida a diventare il nuovo Messia.

23 marzo 2008

Alitalia: Idv attacca Berlusconi

22 Marzo 2008, 15:21

(ANSA) – MILANO, 22 MAR – Di Pietro attacca Berlusconi su Alitalia: ‘sta facendo insider trading facendo credere che c’è qualcuno che vuole comprarè. ‘Queste operazione prima si fanno poi si annunciano – ha spiegato – annunciare per creare distorsione del mercato è un reato e io ritengo che farlo sotto elezioni sia immorale e illegalè. Sulle considerazioni di Berlusconi sul fatto che il governo avrebbe portato avanti le trattative solo con Air France ha risposto: ‘sono alla luce del solè.

SANTANCHE’, DONNE NON VOTATE BERLUSCONI

“Il voto piu’ inutile che le donne italiane possono esprimere e’ quello per Berlusconi visto che sappiamo bene cosa pensa davvero delle donne”: e’ quanto ha detto oggi a Treviso Daniela Santanche’, candidato premier della Destra, replicando alel dichiarazioni di Berlusocni sul voto inutile. “Berlusconi ha sempre uitilizzato le donne come il predellino della sua Mercedes: un punto di appoggio per sembrare piu’ alto dei veri nanetti di cui si circonda. Il voto della Destra e’ invece utilissimo perche’ serve a rompere i vecchi giochi della politica e a rimettere valori e ideali che non devono essere cancellati”, conclude la Santanche’.

La Repubblica 23 marzo 2008

Veltroni: “Sul mio Pd i sondaggi sbagliano e Berlusconi comincia ad avere paura”

L’INTERVISTA. Veltroni: e se vinciamo taglieremo la giungla delle leggi
In Europa si vota per aprire un ciclo, non a caso i premier hanno la mia età

di LUIGI CONTU

ROMA – Walter Veltroni è davvero convinto di poter vincere le elezioni, a dispetto di tutti i sondaggi che, chi più chi meno, danno il suo Pd nettamente distanziato dal partito di Silvio Berlusconi. E per la seconda fase della campagna elettorale il leader del Pd prepara una nuova offensiva nella quale lancerà la sua ricetta per incrementare le pensioni, presenterà i nomi di alcuni ministri che nominerà in caso di vittoria e avanzerà una proposta per semplificare la vita dei cittadini attraverso la drastica riduzione delle migliaia di leggi e regolamenti con i quali gli italiani fanno i conti quotidianamente.

Veltroni, i sondaggi, anche i più positivi per voi vi danno cinque punti sotto. Si capisce che il suo obiettivo sia quello di non demotivare la truppa ma davvero pensa possibile la rimonta?
“Guardi, proprio ieri ho rivisto i sondaggi pubblicati dai giornali un mese prima del voto del 2006: davano all’Unione un vantaggio di otto punti sul centrodestra, sappiamo poi come è andata a finire. In qualche caso, lo ricordiamo bene, hanno sbagliato perfino gli exit poll. Diciamo che le indagini demoscopiche sono uno strumento importante ma guai a pensare che siano infallibili: e non dimentichiamo che c’è il 30 per cento di indecisi. Anche il principale esponente dello schieramento avversario lo sa…”.

Berlusconi ripete ogni giorno il contrario.
“Lo ripete, ma negli ultimi giorni ho notato un cambio di marcia, un ritorno al copione degli ultimi quindici anni. Quel repertorio di anticaglia a base di anticomunismo e brogli che ha stancato gli italiani e al quale continuo a non voler rispondere. Sono segnali di nervosismo, come la dichiarazione rilasciata al Messaggero con la quale si è rimangiato il proposito di lasciare uno dei due rami dal Parlamento all’opposizione in caso di vittoria. Impegno che invece io confermo perché a mio avviso tra maggioranza e opposizione deve esserci un rapporto corretto e di rispetto reciproco. E poi, c’è la storia del confronto tv. Anche in questo caso dice una cosa e in realtà ne fa un’altra. Mi pare chiaro che sta sfuggendo al dibattito perché teme la forza del Pd, la forza di un progetto che in questi giorni mi sta dando la sensazione di potercela fare”.

Da che deriva questo suo ottimismo?
“Come hanno scritto tutti i giornali locali, nelle 69 province in cui sono stato abbiamo visto manifestazioni enormi, in molti casi le più grandi registrate negli ultimi venti anni. Tutto ciò non può essere casuale anche perché avviene dopo la decisione di andare da soli che avrebbe anche potuto farci pagare un prezzo in termini di consenso. Le piazze sono strapiene, c’è grande simpatia ovunque”.

Nenni diceva: piazze piene, urne vuote
” Non so se questo clima e questa partecipazione così ampia si tradurranno in voti nei termini che lasciano immaginare. So per certo che tra la sensazione di sconfitta catastrofica immanente che c’era due mesi fa e l’entusiasmo di oggi c’è una differenza come tra il giorno e la notte”.

In questi trentacinque giorni non ha mai avuto il dubbio che con qualche alleato in più sarebbe stato maggiormente possibile vincere?
“Per carità. Se non avessimo fatto questa scelta non troveremmo tutta quella gente in piazza, non ci sarebbero i sondaggi sopra al 30 per cento. Pensi se oggi dovessi andare in giro per l’Italia a spiegare che la lotta di classe è buona e che bisogna ritirare i nostri soldati dalle missioni internazionali per tenere insieme una coalizione da Mastella a Caruso. Non scherziamo. Quel quadro politico non aveva più senso e l’entusiasmo che vediamo intorno a noi è la prova che abbiamo fatto la cosa giusta. Capisco che chi da una lettura novecentesca della politica rimanga magari spiazzato: ma noi stiamo cercando di superare quella concezione che ha imprigionato l’Italia negli ultimi quindici anni e di cui gli elettori sono stanchi. Una mentalità da cui il paese, per fortuna, è già fuori”.

Che paese ha visto in questi trentacinque giorni?
“L’Italia ha enormi potenzialità e grandi ricchezze come la piccola impresa, il turismo, i giovani con loro talento e la loro voglia di fare. Ma è anche un paese che sembra Gulliver, imprigionato da mille lacci e lacciuoli. Non abbiamo più tempo: la recessione internazionale arriva, grazie anche a otto anni di politica sbagliata di Bush che la destra italiana ha così convintamente sostenuto. E arriva in un paese che ha una serie di handicap strutturali che ne aggravano la condizione e che devono essere presi a cannonate. Penso alle difficoltà delle imprese, all’impossibilità di realizzare opere strutturali, al mondo della ricerca e dell’università, al sistema fiscale con una pressione troppo alta e un’evasione inconcepibile in un paese civile…”

Le stesse priorità del programma presentato da Berlusconi.
“Tanto per capirci per noi la priorità è la lotta al precariato: l’istituzione del compenso minimo di legge non somiglia per niente all’idea di far sposare una precaria con suo figlio. E poi, se i problemi sono questi pensano di affrontarli con le stesse facce di quattordici anni fa, le stesse forze politiche tranne l’Udc di Casini che era la più moderata. C’è qualcuno che si ricorda il quinquennio della Cdl come di una fase positiva, di crescita e innovazione? La Thatcher ha governato, Aznar pure. In Europa si vota pensando di aprire un ciclo di riforme. Così decidono i cittadini del nostro continente e non è un caso che i premier europei abbiano la mia età, non per un fatto generazionale ma perché si guarda ad un periodo più lungo di una sola legislatura. Quando hanno governato loro, invece, si sono limitati a gestire il potere, occupare pezzi di società spartendoli tra An e Lega, approvare leggi ad personam. Non ricordo provvedimenti riformisti di largo respiro che abbiano inciso sulla vita reale dei cittadini”.

E la Legge Biagi?

“Quella è stata l’unica riforma approvata, e per averlo sostenuto mi sono preso le ingiurie della sinistra estrema. Ma in cinque anni e con quel margine di maggioranza si doveva fare molto di più. Nelle ultime settimane abbiamo visto Martino chiedere il ritiro dal Libano, poi smentito; Berlusconi proporre di riprendere la legge Maroni sulle pensioni corretto da Maroni stesso. Fini ha detto che per Alitalia va bene Air France ma Berlusconi lo ha contraddetto, Calderoli e la Moratti hanno sostenuto che non importa nulla se fallisce la compagnia di bandiera e Galan che la sorte di Malpensa è ininfluente. E come faranno a governare?”

Come ha scritto ieri il Sole 24 ore mescolare la politica al mercato è una miscela pericolosissima.
“Condivido. E mi lasci dire che l’ipotesi che Berlusconi possa vendere Alitalia ai suoi figli nel caso dovesse diventare presidente del Consiglio sarebbe considerata una barzelletta in qualsiasi altro paese. Se c’è una cordata italiana venga fuori subito, prima dell’incontro tra Air France e i sindacati. Anche questa vicenda dimostra che la destra italiana non è in grado di governare, di cambiare il paese. Noi invece lo possiamo fare perché avremo un solo gruppo parlamentare e risponderemo solo a noi stessi. Basti pensare che se dovessi arrivare a palazzo Chigi non dovrei convocare un vertice di maggioranza ma i miei ministri per realizzare il programma presentato agli elettori. E oltre al disegno di legge sui precari e a quello sulle detrazioni fiscali sugli stipendi chiederò di approvare una norma per sfoltire e tagliare la giungla di leggi e regolamenti che soffocano la vita dei cittadini”.

Di che si tratta?
“Se saremo scelti dagli italiani lanceremo una campagna di lotta contro la complicazione dello Stato che in questi anni è stata funzionale alla corruzione e allo strapotere dei partiti. Insieme a Franco Bassanini abbiamo studiato la presentazione di un disegno di legge che stroncherà la follia delle oltre ventimila leggi e dei centomila regolamenti nei quali tutti i giorni si imbattono gli italiani. Uno stato semplice aiuta a fare le cose, non crea ostacoli. Accompagna il cittadino non lo assilla: e proprio in ciò trova titolo morale per poterne poi verificare i comportamenti. Invece in questo paese rendiamo al prossimo tutto difficile per poi fare i condoni. Ecco un altro impegno che prendiamo con il paese. Se vinceremo saremo pronti a realizzarlo aprendo un ciclo riformista profondo, che ha bisogno di energia e coraggio che Berlusconi e il Pdl non hanno”.

Veltroni, e se poi il risultato delle urne fosse proprio il pareggio? Lei ha già detto di non essere disponibile a larghe intese, che soluzione proporrete?

“Confermo, niente inciuci. Chiunque vinca deve governare. In ogni caso noi rilanceremo quel pacchetto di innovazioni istituzionali che la destra in modo irresponsabile ha rifiutato. Ma questo non vuol dire governare insieme. Il Pd e la destra sono e resteranno alternativi”.


(La Repubblica 23 marzo 2008)

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