POL – Elezioni, Di Pietro apre domani a Roma campagna Idv in Lazio

Roma, 20 mar (Velino) – Domani, venerdì 21 marzo alle ore 15 a Roma presso il Teatro Sala Umberto in via della Mercede 50, Antonio Di Pietro apre a Roma la campagna elettorale e presenta i candidati alle elezioni politiche e amministrative nel Lazio. Interviene il coordinatore regionale del Lazio di Italia dei Valori Stefano Pedica, capolista al Senato, il candidato a Sindaco di Roma Francesco Rutelli e il capogruppo Idv al Consiglio regionale del Lazio, Giovanni Colagrossi. Sarà presente anche Roberta Lerici, come indicato nel suo blog www.bambinicoraggiosi.com come candidata al senato per il Lazio.

Rutelli: ecco cosa farò per gay, lesbiche e trans

di Felix Cossolo dalla redazione di Clubbing
Giovedì 20 Marzo 2008

Il candidato sindaco della Capitale parla del suo programma e di come i gay verranno tutelati. E poi: un centro internazionale della cultura omosessuale e un ufficio contro il mobbing sul lavoro.
Ricevi sul tuo cellulare le news di Gay.it: invia un SMS con scritto GNEWS al 482224.La candidatura di Francesco Rutelli a sindaco della Capitale ha creato un dibattito nella comunità LGBT. C’è un filo conduttore che lo lega a gay e lesbiche che parte da lontano, da quando negli anni ’80 partecipò alle iniziative del “Fuori!” (il collettivo gay dei Radicali) e in pochi si ricordano che nel 1994 sfilò anche al gay pride. Ma poi, dopo che nel 2000 negò il patrocinio al World Pride di Roma del 2000, sono iniziati i contrasti. Nel governo Prodi, nel quale era vicepremier, è stato contrario alla soluzione dei PaCS ma ha sostenuto i DiCo.
In questa intervista esclusiva per Clubbing abbiamo voluto capire cosa ha messo in cantiere il candidato sindaco di Roma ora che si è spogliato delle vesti di leader della Margherita.

La comunità lgbt nazionale ha espresso alcune perplessità sulla sua candidatura a sindaco di Roma, come risponde?
Ho incontrato i responsabili dell’Arcigay di Roma con i quali abbiamo trovato una solida convergenza sui punti della piattaforma elaborata con Arcilesbica Roma e che sono entrati nel nostro programma di governo per la città:
• l’impegno contro qualsiasi discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale a Roma e contro ogni persecuzione nel mondo;
• conferma e miglioramento dei servizi per i romani, che devono valere anche per le coppie di fatto;
• costante attenzione e verifica delle condizioni di vita della comunità ‘lgbt’;
• iniziative nelle scuole per contrastare i fenomeni di bullismo e omofobia.

Lei ha inserito nel suo programma elettorale il rispetto delle identità e la tutela dei diritti di tutti i cittadini. Riprenderà anche il dialogo iniziato con la comunità gay negli anni Novanta?
A Roma è e sarà possibile la convivenza fra i diversi generi e le differenti culture. La contaminazione di culture rappresenta una ricchezza e una nuova occasione di crescita. Le varie sensibilità potranno coniugarsi ed esprimersi senza conflitti. Roma sarà sempre più la città dell’accoglienza e dell’inclusione, dove l’intercultura sarà un valore vero, dove la pari dignità sociale di tutti i cittadini sarà pratica civile e politica.

Quali sono a suo giudizio le principali difficoltà per le persone lesbiche, gay e trans a Roma?
Il rispetto e la sicurezza sono due temi prioritari. Vigileremo per contrastare la discriminazione sessuale sui luoghi di lavoro e combatteremo ogni forma di violenza, aggressione ed esclusione nei confronti degli omosessuali. Sono preoccupato per episodi di aggressività, insulti che si sono verificati nelle scuole. In particolare, promuoveremo un accordo con tutte le organizzazioni sindacali per istituire un servizio di patrocinio legale gratuito contro il mobbing e sottrarre la condizione omosessuale a qualsiasi discriminazione nei posti di lavoro. Sigleremo, inoltre, un protocollo d’intesa con la Questura di Roma e con le Istituzioni garanti dell’ordine pubblico, contro la violenza e la prepotenza.

Come giudica le critiche della destra per la sua scelta di appoggiare la piattaforma di Arcigay ed Arcilesbica Roma?
La destra si caratterizza sempre più per i suoi NO e per le paure che evoca, alimentando pregiudizi inaccettabili. Chi si candida a governare Roma deve saper sostenere e tutelare tutti i suoi cittadini, senza differenze di sorta. Nessuno deve sentirsi escluso. Nessuno deve restare solo. Le politiche dei “no”, le discriminazioni sessuali e i fenomeni di omofobia non troveranno mai spazio e cittadinanza in una grande capitale europea e moderna come Roma. È un mio impegno di candidato sindaco.

Quali altri provvedimenti avvierà la sua Amministrazione per proseguire a Roma la stagione dei diritti?
Come è scritto nel nostro programma elettorale, istituiremo a Roma un Centro Internazionale della Cultura Omosessuale, uno spazio civile di dialogo e creatività, promosso in collaborazione con gli atenei romani e le università internazionali. Un dialogo alto sulla condizione omosessuale; a suo modo, come quello che è stato concepito e poi realizzato nella “Casa Internazionale della Donna”. Il centro sarà affiliato alla rete delle “Case della Cultura”, come luogo simbolo del carattere liberale e antidiscriminatorio della città.
 

Per chi vota la mafia

di Peter Gomez

L’amico del killer che uccise Falcone, i notabili sotto processo o assolti per cavilli, i parenti stretti dei padrini. Tutti i nomi nelle liste di Udc, Pdl e Pd. Ecco il peso dei boss nelle elezioni

Se le cose andranno come devono andare, se in Sicilia l’Udc supererà la soglia dell’8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava “un amico personale”. Si chiama Salvatore Cintola, ha 67 anni, è laureato in lingue e in vita sua è stato prima repubblicano, poi socialdemocratico e quindi socialista. Per qualche settimana ha anche militato in Sicilia Libera, un movimento indipendentista creato nel ’93 per volere del boss Luchino Bagarella. Ma alla fine ha scoperto una vocazione per il centro ed è passato alla corte di Totò Cuffaro diventando deputato regionale sull’onda di migliaia di preferenze (17.028 nel 2006). Due anni fa ad Altofonte, raccontano le intercettazioni, la sua campagna elettorale era stata condotta pure dagli uomini d’onore, ma farsi votare dalla mafia non è un reato. Frequentare i boss neppure. E così la posizione di Cintola, iscritto per ben quattro volte nel giro di 15 anni sul registro degli indagati della procura di Palermo, è stata come sempre archiviata.

Cintola, numero quattro del partito di Casini nella corsa a Palazzo Madama, può insomma tentare liberamente il gran salto in Parlamento. E se ce la farà si troverà in compagnia di una foltissima pattuglia di amici, parenti, soci, complici veri, o presunti, di mafiosi, ‘ndranghetisti e camorristi. Sì perché mentre Confindustria espelle non solo i collusi, ma persino chi paga il pizzo (persone cioè che codice alla mano non commettono un reato, ma lo subiscono), Udc, Pdl, e, in misura minore, il Pd, di fronte al rischio mafia chiudono gli occhi.

Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici)

o del volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al 20 per cento dei consensi. Numeri analoghi li fornisce a Napoli il sociologo Amato Lamberti che parla di una “joint venture criminale tra camorristi, imprenditori spregiudicati e e politici affaristi, in grado di orientare su tutta la regione il 10 per cento dell’elettorato“. Mentre a Palermo, il vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: “I voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell’8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa. Solo alla fine della campagna elettorale, comunque, chi opera sul territorio può rendersi conto delle scelte delle cosche. È a quel punto che i mafiosi lanciano segnali: sanno di essere forti e lo fanno pesare”.

Il palazzo di giustizia di Palermo

Già, i segnali, ma quali? I colloqui intercettati durante le ultime consultazioni narrano che Cosa nostra, quando si vede richiedere il voto, sceglie spesso la linea dell’understatement. “Allora noi ci muoviamo. Però con riservatezza, come merita lui, con molta pacatezza, capisci (altrimenti) gli facciamo danno”, dicevano nel 2001 i mafiosi di Trabia a chi domandava loro un appoggio per la candidatura di Nino Mormino, l’ex vice-presidente della commissione Giustizia della Camera, oggi lasciato in panchina dal Pdl. Non è insomma più epoca di evidenti passeggiate sotto braccio con il capomafia del paese. E a Palermo, per accorgerti di cosa sta succedendo, devi saper identificare i nomi e i volti di chi distribuisce manifestini o santini elettorali.

Per le politiche del 2006, per esempio, tra ragazzi del motore azzurro, l’organizzazione voluta da Marcello Dell’Utri (condannato in primo grado per concorso esterno e in secondo per tentata estorsione), figurava tutta la famiglia di Rosario Parisi, il braccio destro del boss Nino Rotolo, a cui era stato pure delegato il compito di curare uno dei tanti gazebo berlusconiani. Nel quartiere popolare della Kalsa, invece, fino a venti giorni prima delle amministrative non si vedeva un manifesto. Poi, una bella mattina,

(L’espresso 20 marzo 2008)

L’appello di una ragazza madre:”Aiutatemi, mi resta solo lo sciopero della fame”

19/03/2008
MARIO FORTUNATO Golfo di Policastro. Una giovane ragazza madre si sente abbandonata dalle istituzioni locali e minaccia lo sciopero della fame. La drammatica testimonianza della ventinovenne Annalisa Del Duca (nella foto), di Policastro Bussentino, madre di un bambino di sei anni, che da tempo lotta contro carenze strutturali, burocrazie amministrative e scarsissima attenzione degli organi preposti. Rimasta incinta ha deciso di portare avanti la gravidanza nonostante il mancato riconoscimento da parte del padre del bambino. Dopo essersi adattata a svariati mestieri, l’anno scorso ha aperto un negozio a Sapri che sarà obbligata a chiudere nelle prossime settimane per mancanza di clientela. Esasperata lancia un ennesimo appello per smuovere l’indifferenza degli amministratori locali verso un problema, che riguarda tante giovani donne, vissuto in silenzio tra le mura domestiche. «Nel Cilento per una ragazza madre è veramente impossibile vivere: ti chiudono la porta in faccia un po’ tutti, e l’ipocrisia fa male più di ogni altra cosa. Sono costretta a chiudere il mio negozio soprattutto per le maldicenze della gente» esordisce visibilmente scossa la ventinovenne di Policastro. «Le regioni – continua- danno un contributo semestrale di 600 euro (su domanda) che vengono corrisposte con la trattenuta di oltre 50 euro per un’assicurazione bancaria. Anche per avere il pacco di aiuti mensili (4 kg di pasta, 2 pacchi di riso e 6 buste di latte) bisogna fare ogni volta la domanda, e non viene consegnato mai completo; l’ultima volta sono andata a ritirarlo a settembre e mi hanno detto di ritornare il 30 ottobre per avere il pezzo di formaggio. Le associazioni promettono e non ti danno niente. La Chiesa è contro l’aborto, ci chiede di tenere i bambini e dice che è un peccato mortale abortire: ma una volta avuto il figlio ti abbandonano tutti. Sono veramente poche le persone disposte ad aiutarti, come le maestre della scuola elementare di via Kennedy di Sapri che hanno praticamente adottato il mio bambino, e altre amiche che di tanto in tanto mi danno qualche aiuto. Non ce la faccio più ad andare avanti così. Una persona non può vivere di carità. Ho bisogno di un lavoro per crescere mio figlio. Anche i preti hanno il mio numero di telefono ma nessuno mi ha mai chiamato. È un battaglia civile che voglio affrontare anche per le altre tante ragazze madre che vivono la mia stessa situazione. Inizierò lo sciopero della fame se i sindaci e le altre istituzioni locali non fanno il loro dovere».

Commento di Wildgreta:

Chissà perchè alcuni partiti politici non parlano mai di questi problemi. Non li conoscono? Fiumi di inchiostro per riportare il vuoto blaterare di Ferrara e della sua lista improbabile, ma poi i problemi veri sono questi. Legalità, è anche usare bene i soldi per i servizi sociali. Non c’è mica bisogno di commettere un reato per essere una persona che non svolge la propria funzione, basta svolgerla male o non svolgerla affatto.

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