Truffa sui pacchi per i bisognosi Denunciati i presidenti di due onlus, uno è consigliere comunale di Maddaloni

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Banco alimentare, truffa e denunce
SILVESTRO MONTANARO Truffa ai danni del Banco Alimentare della Campania che ha sede a Caserta. I.G. nato nel 1961 e A.G. classe 1954, entrambi di Maddaloni, presidenti pro tempore di due onlus sono indagati dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Marcianise per appropriazione indebita e per aver prodotto false documentazioni. I due indagati – uno è anche consigliere comunale di Maddaloni – avrebbero sottratto ingenti quantità di derrate destinate a essere distribuite gratuitamente ai poveri e a tale scopo ricevute dal Banco Alimentare che li erogava agli enti da loro presieduti e che erano all’epoca dei fatti – il biennio 2005/2006 – convenzionati con il Banco Alimentare. Dall’indagine, che è tuttora in corso, è emerso che soltanto una minima parte dei generi alimentari ricevuti veniva effettivamente destinata alle famiglie bisognose di aiuto o del tutto indigenti. Il grosso delle forniture del Banco veniva distratto con attestazioni non veritiere dalle quali risultava formalmente la consegna compiuta a beneficio delle famiglie povere che – hanno chiarito i riscontri della Guardia di Finanza – in realtà non avevano mai ricevuto alcunchè. Un giro sporco in cui i finanzieri, al termine di laboriose indagini, hanno rinvenuto ed esaminato numerose ricevute false attestanti la consegna di derrate alimentari. La firma delle persone bisognose in calce ai documenti è stata artefatta o fotocopiata per dimostrare la destinazione caritatevole dei beni. Alcuni nominativi sono stati utilizzati più volte per queste falsificazioni: ci sono casi ricorrenti relativi sempre alle stesse famiglie indigenti le cui firme per la liberatoria risultano contraffate in almeno dieci differenti occasioni. La reazione sdegnata di don Luigi Tamburro, il diacono incardinato nella Diocesi di Caserta che è presidente regionale del Banco Alimentare, non si è fatta attendere: «È una cosa disgustosa – afferma – che questa gentarella getti fango sulle persone perbene. Ancora più perbene perché lavorano nel no profit donando il loro tempo. È vergognoso speculare sulla povertà». Il Banco Alimentare sta collaborando con la Guardia di Finanza per fare emergere la piena verità dei fatti. «È una vicenda davvero triste – afferma don Tamburro – che colpisce tra l’altro l’immagine dell’ente di cui curiamo in ogni modo l’affidabilità presso la pubblica opinione. Per il nostro lavoro ci affidiamo al senso di responsabilità degli enti nostri convenzionati e quanto è successo è deprecabile e ferisce nel cuore tutti coloro che in questo impegno di buona volontà indirizzato ai disagi degli altri, non solo materiali, donano il loro tempo e le loro energie». I due enti di Maddaloni su cui la Guardia di Finanza sta svolgendo l’attività investigativa non sono più convenzionati con il Banco già dall’epoca dei fatti che sono sotto inchiesta. «Oggi – afferma don Tamburro – è più difficile ottenere la convenzione con noi: in primo luogo perché per ragioni contingenti sono diminuiti i volumi della raccolta e poi perché preferiamo collaborare con gli organismi della Chiesa Cattolica centri caritativi permanenti ove esistono quindi mense, centri d’accoglienza e infrastrutture di destinazione simile oltre che con gli organismi della Chiesa Cattolica». Una scelta che, di fatto, si traduce in un giro di vite anche in funzione della sicurezza. Sul versante delle indagini, le Fiamme Gialle vogliono ora verificare quale sia stata la reale destinazione delle ingenti quantità di alimenti sparite nel nulla.

Commento di Wildgreta;

Non avevo fatto in tempo a postare l’articolo precedente sulla ragazza madre lasciata sola dalle istituzioni e con pochi alimenti nei pacchi alimentari, che ho trovato questo articolo. Ovviamente i due casi non c’entrano nulla l’uno con l’altro, ma fa riflettere.

Di Pietro: «Conflitto di interessi e legge sulle comunicazioni. Lo impone l’Europa»

Il ministro delle Infrastrutture: «Fa bene Berlusconi a preoccuparsi, gli terremo il fiato sul collo»

MILANO – «Cavaliere dove vai, se il conflitto di interessi ce l’hai?». È il conflitto di interessi e la legge sulle telecomunicazioni il programma dei primi cento giorni di «Fa bene Berlusconi a preoccuparsi, perché Italia dei valori su queste cose in Parlamento gli terrà il fiato sul collo, ma non perché ce l’ha con lui: lo impone la Corte di giustizia europea. La stessa cosa vale per una rete in meno a Mediaset: non lo dice “il forcaiolo Di Pietro”, lo vuole l’Europa», dice Di Pietro.

SONDAGGI – Ma ci sono possibilità concrete che il Pd e i suoi alleati possano vincere? «Siamo tra sette e otto punti sotto il Pdl alla Camera, al Senato lo svantaggio è di -6%. Sono i dati dell’ultimo sondaggio che ho ricevuto appena un quarto d’ora fa», ha reso noto Di Pietro. «A chi mi chiede: ce la faremo? Io rispondo: sotto con i remi!».

ALITALIA – «Malpensa vale molto più di Alitalia», ha affermato il ministro rispondendo a una delle centinaia di domande che hanno posto in diretta i lettori di Corriere.it. «Non dobbiamo gettarne una per salvare l’altra. L’idea di moratoria per qualche anno avanzata dal nuovo presidente di Confindustria Emma Marcegaglia è giusta».

GIUSTIZIA E SICUREZZA – C’è chi vorrebbe Di Pietro ministro della Giustizia: «Anche in caso di nostra vittoria, non so se farò il Guardasigilli ma in tema di giustizia e sicurezza servirebbero alcune riforme basilari», ha affermato il leader Idv. «Le risorse per la sicurezza vanno aumentate del 30% riducendo del 30% i finanziamenti pubblici ai partiti. Il personale nei tribunali va aumentato del 30% prendendolo dagli enti inutili, oppure da Alitalia. Inoltre tre gradi di giudizio sono troppi, ne bastano due. Infine abolire la legge Cirielli sulla prescrizione dei reati».

GRILLO – In molti sono rimasti sorpresi che non ci sia stato un qualche tipo di accordo tra Idv e Beppe Grillo. «In molti casi ci occupiamo degli stessi temi, ma ci sono ruoli diversi», ha spiegato Di Pietro. «Scelte comuni non significano partiti comuni».

CANDIDATI – E sui candidati, farà lo stesso errore compiuto nel 2006 con De Gregorio? «Anche Gesù Cristo su dodici ne sbagliava uno, figurarsi io con De Gregorio che appena eletto è passato dall’altra parte, ma questa volta non accadrà», ha affermato Di Pietro. «Ci sono tanti personaggi della società civile nelle nostre liste, ci sarà anche il primo candidato di colore sicuramente eletto in Parlamento, ma ha una particolarità: ha le mani bianchissime, pulite».

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RAPPORTI CON LA CHIESA – «Ho molto rispetto della Chiesa cattolica, da ragazzino ero in seminario e ho familiari nelle missioni», ha confessato Di Pietro. «Credo meno nei porporati che predicano bene e razzolano male. Quando dicono “votate per la famiglia” non guardano chi lo dice», attacca l’ex magistrato di Mani pulite. «Non posso accettare che la Chiesa si sostituisca alla Stato laico, quindi dico sì alle coppie di fatto».

Corriere della Sera 19 marzo 2008

Udeur: tanti espulsi per “indegnita’ politica”

19 mar 17:56 

ROMA – Mastella non sara’ nel prossimo Parlamento, ma non ha alcuna intenzione di ritirarsi a vita privata a Ceppaloni. La prova di vitalita’ del leader dell’Udeur e’ dimostrata dalle tante lettere di espulsione mandate in questi giorni a (ormai ex) membri dell’Udeur. Le missive contenevano accuse di “indegnita’ politica” e di “aver minato l’immagine del partito”. Colpiti dal provvedimento componenti del consiglio nazionale e dei gruppi parlamentari, consiglieri regionali e segretari provinciali. I “reprobi” non ci stanno. In molti hanno dato mandato agli avvocati di tutelare la propria immagine. (Agr)

Calabria, arrestato consigliere Udeur

Si tratta di Franco La Rupa, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso
CATANZARO
Franco La Rupa 49 anni consigliere regionale dell’Udeur è stato arrestato questa mattina dai carabinieri del raggruppamento operativo speciale di Catanzaro e del Gico della Guardia di Finanza. La Rupa già finito sotto inchiesta lo scorso anno per voto di scambio, è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al voto di scambio, agli appalti e alle truffe.Tre volte sindaco di Amantea (Cosenza) La Rupa era già finito nel mirino della Dda catanzarese per presunte alterazioni delle gare di appalto per l’affidamento del porto di Amantea, finito sotto il controllo della cosca Gentile di Amantea. Nello scorso dicembre il porto fu sequestrato in un’operazione denominata ’Nautilus’ nella quale finirono in carcere anche 39 persone tra amministratori politici locali, imprenditori, boss e affiliati delle cosche che operano nel Tirreno cosentino.

Agli arresti domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e rivelazione del segreto d’ufficio sono finiti un sottufficiale dei carabinieri in servizio presso la stazione di Amantea e uno della Guardia di Finanza in servizio presso la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Nella stessa operazione la procura distrettuale antimafia di Catanzaro ha emesso un provvedimento restrittivo agli arresti domiciliari anche per un dirigente tecnico del comune di Amantea.

La Stampa 19 marzo 2008

Anche un cane lupo ha depositato soldi nel Liechtenstein

I   soldi “Tremontizzati”
 19/3/2008 (7:15) – PERSONAGGIO
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I soldi di Gunther, il cane di Maurizio Mian, sono rientrati con lo scudo fiscale di Tremonti (Immagine d’archivio)
Il vero titolare è un farmacologo
già editore dell’Unità
ANTONELLA RAMPINO
ROMA
Può un cane lupo già editore dell’«Unità» essere scovato dalla finanza nella black list degli evasori italiani in Liechtenstein? Nessun bau-bau in sottofondo, ma Maurizio Mian conferma, «sì, quei soldi sono quelli del cane Gunther». Mian è un farmacologo pisano, erede di una dinastia di industriali farmaceutici, il cui nome è spuntato nella lista del Liechtenstein e con la cifra, al momento, più alta: 400 milioni. Al telefono, adesso ridacchia: «Quattrocento milioni di cosa? Rupie indiane, pizze di fango del Camerun?». Si tratta di euro, naturalmente. «Noi siamo assolutamente tranquilli: è tutto in regola, i fondi del cane Gunther si sono poi tremontizzati, sono regolarmente rientrati in Italia con lo scudo fiscale dell’allora ministro dell’economia, e presto ne sentirete parlare, perché Gunther ha molte idee che gli frullano per la testa».Il fatto è che Gunther IV, erede di Gunther III, è un bel cane lupo di qualche notorietà perché è stato, sia pure attraverso un classico gioco di scatole cinesi, editore dell’«Unità». Il cane esiste, come dimostrano le foto che Mian gli ha scattato mentre scorazza in decapottabile per Los Angeles o Miami, il suo nome è effettivamente quello del fondo della madre di Mian, ma si tratta naturalmente di un gioco, permesso dalle regole dei paradisi fiscali. Quando, nel 1997, la società farmaceutica Gentili, della omonima famiglia alla quale appartiene Mian, venne venduta al gruppo Merck Italia, al Maurizio venne in mente il gioco (un po’ situazionista e beffardo) del cane Gunther, al quale una (inesistente) contessa tedesca Charlotte Lieberstein, avrebbe lasciato un «patrimonio inestimabile». I media ci cascarono, e il gioco durò un bel po’, con Gunther che comprava e vendeva società calcistiche (vero: il Pisa, poi il Pontedera), acquisiva le ville di Madonna e Stallone, aspirando a quella di Versace (pare falso). Finché Mian non svelò tutto, comprando e poi vendendo quel 35 per cento di azioni della società Ad, che a sua volta controllava circa l’80 per cento della Nie, che tuttora edita l’Unità. All’epoca Poidomani, l’amministratore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, parlava in verità solo di «Gunther Group», e fu Claudio Velardi a raccontare la storia del pastore tedesco-editore. Non pago, alle politiche del 2006 Mian si schierò con la Rosa nel Pugno. Programma personale: rendere legale anche in Italia la RU 486, la pillola abortiva.Se si consulta la documentazione con la quale nel 1997 l’Antitrust italiano diede alla Merck Sharp & Dohme Italia spa il via libera per acquisire la società farmaceutica di Mian si scoprono cose interessanti. L’Istituto Gentili spa, «attivo nella produzione e commercializzazione di prodotti chimici e medicinali, dietetici, galenici di profumeria e cosmetici», risulta essere di proprietà di 4 persone fisiche e delle società Delphor, Lisander con sede in Liechtenstein e Entrepharm con sede in Lussemburgo. E il fatturato nel 1995 era di 72 miliardi di vecchie lire. Dunque, da una parte già esistevano società non-Gunther in Liechtenstein, dall’altra la somma di 400 milioni di euro è ben più rilevante dell’ultimo fatturato noto dell’azienda farmaceutica.Mian non entra in dettagli, e su questo punto si affida a una nota ufficiale perché, dice, «le persone interessate al Gunther Group sono diverse, oltre a mia madre e me». La nota ufficiale recita: «Tutte le disponibilità finanziarie riconducibili a conti estero residenti sono oggetto ogni anno di dichiarazioni fiscali ai sensi di legge. Motivo per cui l’esistenza di depositi a noi riferibili su conti in Liechtenstein non può costituire notizia». Il cane Gunther è in regola.La Stampa 19 marzo 2008
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