Veltroni: così il Pd vuole rivalutare le pensioni basse

«Giù stipendi dei parlamentari»
STEFANO LEPRI
ROMA
Una carta nuova se l’è giocata subito, stipendi più bassi per i parlamentari, parificati agli altri Paesi; un’altra la annuncia per dopo Pasqua, rivalutare le pensioni per chi è a riposo da almeno dieci anni. Il leader del Pd Walter Veltroni, proseguendo il suo giro d’Italia, prima a Novara e poi ad Alessandria, sostiene che la politica «deve dare un segnale di sobrietà»: «Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d’Europa».Il momento è studiato, perché oggi saranno resi noti i dati sui redditi dei parlamentari. Nel confronto europeo, un deputato italiano guadagna il 70% più di uno tedesco, il 75% più di uno inglese, più del doppio di uno francese. Veltroni promette di ridurre anche «il finanziamento pubblico alle 51 formazioni politiche del nostro Paese, anche partiti che hanno uno o due rappresentanti» come pure ai «31 organi di comunicazione di partito». La Lega Nord gli ribatte di averlo sempre proposto.

Quanto ai pensionati, che non erano compresi nei 12 punti già annunciati dal Partito democratico, gli esperti di Veltroni stanno cercando di calibrare l’estensione della proposta con le coperture finanziarie. Ma in che direzione muoversi è già chiaro. Tutto è partito da un incontro di Veltroni con i sindacati dei pensionati Cgil, Cisl e Uil, due settimane fa: dopo che il governo Prodi ha concesso la «quattordicesima» alle pensioni più basse, si era detto, occorreva pensare alla fascia subito superiore, da 645 euro in su, forse estendendo la quattordicesima. Chi è a riposo da tempo soffre del limitato recupero garantito dalla scala mobile: «Ci sono pensioni che un tempo erano abbastanza buone e che rispetto ad allora sono diventate basse» spiega Tiziano Treu, che era presidente della commissione Lavoro del Senato. Si guarda soprattutto a chi è in pensione «da almeno dieci anni»; e sono tanti, sono circa nove milioni di persone, quindi la spesa per aiutarli rischia di essere ingente, e occorre fare bene i conti.

«Vogliamo trovare coperture finanziarie precise e certe, come per tutto il resto – insiste Enrico Morando, nella legislatura terminata presidente della commissione Bilancio del Senato, consigliere di Veltroni – ma intanto ricordo che nel programma già presentato qualcosa per i pensionati già c’era, il superamento del divieto di cumulo tra pensione e salario. Berlusconi continua a dire che il nostro programma è copiato dal loro, poi dice che rimette lo “scalone”, dopo ancora fa marcia indietro…».

I dettagli della proposta sono ancora in farsi. Oltre a rivalutare le pensioni vecchie, occorrerebbe migliorare il sistema di scala mobile, dopo che con l’accordo del luglio scorso lo si è ripristinato per intero fino a 2.180 euro mensili di pensione; vi accenna il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Gli esperti del Pd studiano come tener conto che i beni acquistati dai pensionati non sono tutti quelli del «paniere» Istat, ma soltanto una parte, che probabilmente negli ultimi mesi è rincarata di più.

Con la scala mobile attuale dal 1° gennaio 2008 le pensioni sono state adeguate dell’1,6%; un altro problema segnalato dai sindacati dei pensionati è che le più basse tra le pensioni «guadagnate» con i contributi sono ormai troppo poco al di sopra di quelle assistenziali, versate a chi di contributi non ne ha pagati. Dal centro-destra l’economista di Forza Italia Renato Brunetta afferma pure che la scala mobile va cambiata e che occorrono provvedimenti per le pensioni più basse, ma che occorre accelerare l’aumento dell’età pensionabile.

Veltroni: “Nel Pdl sono divisi su tutto”

Il leader del Pd: «Dal caso Alitalia
alle pensioni alla politica estera, nel
loro schieramento non c’è accordo»
VERBANIA
Dall’Alitalia alle pensioni fino alla politica estera la «destra è divisa su tutto». Attacca così il leader del Partito democratico, Walter Veltroni, durante un comizio a Verbania, prima tappa piemontese della giornata del suo tour elettorale.Veltroni ha sottolineato le contraddizioni del Pdl: «Su Alitalia, Fini ha detto sì ad Air France, Bossi no, che cosa avrebbero fatto se fossero stati al governo? Sulle pensioni Berlusconi ha detto che bisogna tornare alla legge Maroni e tutti i suoi alleati hanno detto no, a cominciare dallo stesso Maroni; l’ex ministro Martino ha proposto di togliere i militari dal Libano e inviarli di nuovo in Iraq e tutti gli altri hanno detto di no. Stiamo parlando di persone che dovrebbero governare questo Paese».

Per questo, ammonisce Veltroni, «votare a destra significa continuare questi 15 anni di confusione e di divisione. Noi invece – rivendica- siamo una forza che vuole unire e che, grazie alla nostra scelta coraggiosa, non dovrà più mediare». Il leader del Pd commenta positivamente i risultati del ballottaggio alle elezioni amministrative francesi: «C’è un vento nuovo che spira dall’America e attraversa tutto l’Occidente», un vento nuovo che «tende a far prevalere e seminare le ragioni dei Democratici, ragioni che sono capacità di unire la crescita economica con la lotta alla povertà». Ma non dimentica di parlare del Tibet lanciando un appello alle autorità cinesi «perchè cessi immediatamente la repressione nei confronti dei monaci tibetani e della grande domanda di identità e autonomia di quel popolo». Anche se, osserva Veltroni, «boicottare le Olimpiadi non è la soluzione migliore».

«Non si può stare in un Paese dove ci sono i salari più bassi e gli stipendi dei parlamentari più alti d’Europa». È quanto sottolineato oggi da Walter Veltroni parlando a Novara in un comizio elettorale. Il leader del Pd ha insistito sulla necessità di «unificare» le retribuzioni dei parlamentari italiani a quelle dell’Europa. Ha poi insistito anche, come già fatto a Verbania e in alcune altre delle 56 piazze italiane toccate dall’inizio della campagna elettorale, sul bisogno di «rendere la politica più semplice e più snella» per realizzare «un Paese più semplice, fatto di meno complicazioni. È la politica – ha detto – che ha voluto fare un Paese complicato». (La Stampa 17 marzo)

I radicali ‘preoccupano’ la Binetti.Bonino: “Si prenda una camomilla”

LE VARIE ANIME DEL PD

“Le posizioni radicali sono state molto spesso antitetiche a quelle che io ho assunto”, dice la candidata teodem, mentre la radicale sbotta: “Io non sono a disagio nel Pd, se la veda lei…”

Roma, 18 marzo 2008 – L’ingresso dei Radicali e di Umberto Veronesi nel Partito democratico preoccupa Paola Binetti. “Sono preoccupata” perchè sul piano di alcuni temi e valori “le posizioni radicali sono state molto spesso antitetiche a quelle che io ho assunto”, spiega la candidata del Pd in una intervista a ‘Speciale Elezioni 2008’ dell’Adnkronos.
“La verità -osserva Binetti- è che non avendo avuto nessuna possibilità di intervenire su questo tipo di decisione ho dovuto assumerla, anche questa, come una decisione del contesto stabilita”.
Quindi “non è che non sono più preoccupata”, aggiunge Binetti. Ma “a questo punto sono occupata a individuare quelli che potrebbero essere eventuali attacchi portati sul fronte di questi valori. Devo dire con semplicità e chiarezza -avverte Binetti- che a ognuno di questi attacchi risponderemo con un’azione uguale e di segno contrario”.
LA BONINO: SI CURI

“Io non sono a disagio nel Partito democratico. La legge 194 nessuno la vuole cambiare, tutti la vogliamo migliorare. Forse e’ Paola Binetti ad essere a disagio nel Pd. Se la veda lei, si curi, si prenda una camomilla…”. Lo afferma il ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino, ospite di SkyTg24. “Io sono radicale e rimango radicale”, conclude.

Marina Berlusconi: “Mio padre? La storia riconoscerà la sua forza”

marinaberlusconi.jpg  Cuore di figlia

La figlia del leader del Pdl intervistata da ‘A’: “I libri riconosceranno in lui il personaggio più importante di questi 15 anni”. E su Luxuria: “E’ intelligente e ha sense of humor” 

Roma, 17 marzo 2008 –  “Hillary Clinton? ‘Meno simpatica di Obama ma una ‘donna concretà che ha combattuto le sue battaglie ‘ senza risparmiarsi, sudando, faticandò. E Vladimir Luxuria? ‘Mi incurioscisce. Era stata dipinta come un fenomeno da baraccone e invece mi pare intelligente e preparatà”.

 A parlare è Marina Berlusconi, in un’intervista, riportata dal ‘Corriere della Sera’, a Maria Latella, direttore del settimanale A.
E Marina Berlusconi parla di sè ma anche del padre: “I libri di storia riconosceranno in Silvio Berlusconi il personaggio più importante di questi 15 anni e anche dei prossimi”.

E, sempre di Luxuria, Marina Berlusconi afferma ancora: “Era stata dipinta come un fenomeno da baraccone e invece mi pare una persona intelligente, preparata, ragionevole, con un grande senso dell’umorismo”.
Tra i meriti che Marina Berlusconi riconosce a suo padre c’è che “è stato il primo aprendere impegni precisi con gli elettori e a sottoporsi poi alla verifica; ha garantito all’Italia un governo di ben 5 anni, che ha fatto molto in assoluto, moltissimo se paragonato a chi lo ha preceduto; ha rotto molti tabù”.

Ciarrapico: “Il Papa la mia stella polare. Le unioni gay? Sono solo ciarpame.”

Dopo le polemiche legate alla sua candidatura, l’editore ciociaro si racconta al quotidiano on-line Petrus,il quotidiano on-line sul pontificato di Benedetto XVI. “Io fascista? Sono guelfo, e ammiro Almirante”

 Roma, 17 marzo 2008 – Non fascista ma guelfo. Ha la sua stella polare in Benedetto XVI ed e’ per il cattolicesimo di una volta: “la sola vera famiglia” per lui e’ quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna: “tutto il resto e’ ciarpame”, sostiene.
Giuseppe Ciarrapico, dopo le polemiche legate alla sua candidatura (“una tempesta in un bicchiere d’acqua”, la definisce lui) si concede in un’intervista esclusiva al quotidiano on-line Petrus, “il quotidiano on-line sul pontificato di Benedetto XVI”.
Del resto lo stesso Ciarrapico  tiene a sottolineare il legame con il pontefice: “Sono cattolico, apostolico e romano. Per me il Papa ha sempre ragione, ma apprezzo particolarmente Benedetto XVI. Ero in Piazza San Pietro per esprimergli solidarieta’ dopo lo ‘schiaffo’ della Sapienza e ogni giorno aumenta la mia stima nei suoi confronti”.

Di Benedetto XVI apprezza particolarmente “il rigore dottrinale, la forza spirituale, la volonta’ di far rispettare le regole e la grande importanza che attribuisce alla tradizione e al sano cattolicesimo di una volta. Basta con i compromessi, la Dottrina della Chiesa e’ una sola, e giudico Papa Benedetto XVI la stella polare di tutto il mondo cristiano e non”, dice Ciarrapico.
L’editore ciociaro apprezza poi il rilievo che Benedetto XVI da’ alla famiglia: “la famiglia e’ una sola- dice senza incertezze Ciarrapico- quella fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, il resto e’ ciarpame da non prendere neanche in considerazione”.

Quanto alla polemica sulle sue simpatie per il ventennio, Ciarrapico sgombra il campo. “Ma quale fascista- dice- io sono guelfo! Guardi, ribadisco l’ammirazione per Giorgio Almirante, il cui ricordo storico non puo’ essere offuscato da niente e da nessuno. E, comunque, mi domando e chiedo: che c’e’ di male a stimare la figura di Almirante? Me lo spieghi lei. Mi hanno detto che sono antisemita, una cosa senza senso. All’eta’ delle leggi razziali avevo quattro anni. Le pare giusto calunniare cosi’ la gente perbene come me? Ma, le diro’, alla luce di queste polemiche, sono ancora piu’ onorato di candidarmi”.
Giuseppe Ciarrapico ha le ‘sue’ idee anche sulla presenza di settori ‘progressisti’ tra i cattolici? “Li definisco cattocomunismi e li considero il vero e grande cancro della Chiesa. Cattolicesimo e comunismo non possono andare mai di pari passo, questo lo dice la storia del cattolicesimo”.

Quotidiano.net 18 marzo 2008

INTENZIONI DI VOTO AL 6 MARZO 2008

  CAMERA 6
MARZO 08
SENATO 6
MARZO 08
ALTERNATIVA COMUNISTA (F. STEFANONI) 0,1 0,1
     
SINISTRA CRITICA (F. D’ANGELI) 0,2 0,2
     
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (M. FERRANDO) 0,5 0,3
   
LA SINISTRA ARCOBALENO
(F. BERTINOTTI)
7,5 6,5
     
PARTITO SOCIALISTA (E. BOSELLI) 1,5 1,5
     
PARTITO DEMOCRATICO (CON I RADICALI) 32,5 33,5
ITALIA DEI VALORI – LISTA DI PIETRO 4,0 4,5
     
TOTALE PD+IDV (W. VELTRONI) 36,5 38,0
     
UNIONE DEMOCRATICA PER I CONSUMATORI (B.DE VITA) 0,5 0,3
     
UNIONE DI CENTRO (P. CASINI) 7,0 8,0
     
POPOLO DELLA LIBERTÀ 38,5 37,5
LEGA NORD 4,5 5,0
MPA – ALLEATI PER IL SUD 0,5 0,2
     
TOTALE PDL+LEGA+MPA (S. BERLUSCONII) 43,5 42,7
     
LA DESTRA – FIAMMA TRICOLORE (D. SANTANCHE’) 2,0 1,5
   
ALTRI 0,7 0,9
TOTALE 100,0 100,0
INDECISI 17,0 16,0
DIFFERENZA TRA LE MAGGIORI COALIZIONI + 7,0 PDL + 4,7 PDL

Pedofilia, tutela dell’infanzia e campagna elettorale

Pedofilia, tutela dell’infanzia e campagna elettorale

di Roberta Lerici  

Riporto questo articolo del 2007 per la sua estrema attualità e perchè ne condivido appieno i contenuti. In una fase di “impegni elettorali” in tema di tutela dei minori, sarebbe giusto sottolineare i guasti di una società alla quale è un po’ come se la situazione fosse sfuggita di mano. Non ci si è accorti dove stava andando, non si è fatto nulla per indirizzarne il percorso su binari diversi, e ora si promettono leggi e impegno maggiore a tutela dell’infanzia perchè ci si è accorti che siamo entrati in una fase di emergenza. Ma la battaglia per la tutela dell’infanzia  è, a mio avviso, innanzitutto una battaglia culturale che la società deve combattere nella sua interezza. Siamo noi tutti che dobbiamo avere voglia di combatterla: all’interno delle nostre case, nei luoghi di lavoro, sui giornali, nella politica e nelle Istituzioni. Non possiamo più delegare ad altri, perchè “gli altri”, oggi, siamo tutti noi. Per questo, ho deciso di accettare l’offerta di candidarmi al senato con l’Italia dei Valori.Vorrei poter mettere la mia esperienza e le mie conoscenze  a disposizione di tutti, e fare qualcosa di concreto per i bambini. So che nulla sarà facile, ma almeno, non potrò mai rimproverarmi di aver rinunciato a combattere per loro.

 Quando l’orco è analfabetadi Stefania Cantatore (UDI-Napoli)(Napoli) “Su alcune fonti di stampa è riportato un commento degli inquirenti, con qualche accentuazione giornalistica, a proposito dell’arresto del presunto violentatore della piccola Antonietta, morta per “un rigurgito”.
Il commento avanzato – denuncia Stefania Cantatore, dell’UDI di Napoli – ha un sapore antico: l’orco è analfabeta, colpa del disagio sociale.
È il sapore di sempre, tagliare la testa al toro sulle responsabilità collettive e ridurle a qualcosa che è un pò colpa di tutti ed un pò di nessuno.
Il conteggio giornalistico del femminicidio e delle violenze sessuate occupa molte pagine dell’informazione dell’ultimo triennio, questo va sottolineato, perché rappresenta la risposta minima al movimento d’opinione femminile intorno al modo di fare giornalismo su quello che fondatamente, in larghissima parte, risulta il reato meno punito e più diffuso.
Quello che si legge e si ascolta, quando non si vede nei plastici di Vespa, è semplicemente quel minimo sforzo di non tacere, non di rado con uso di enfasi verbale sproporzionata alla reale indignazione emotiva e culturale avvertita da chi fa informazione.
L’atteggiamento di consapevolezza, spesso si ferma al conteggio parziale delle morti e dei reati: la complessa altra parte che non riesce a farsi strada nella” rappresentazione condivisa” è la carne non occasionale di una strage prevista.
Quell’orco è analfabeta, ma tutti gli orchi sono analfabeti e privi del codice della reciprocità. Se questo non può , come ancora troppi vorrebbero,stemperare le responsabilità personali, rappresenta un segno, che dopo i numeri, dovrebbe cominciare ad informare di se la comunicazione pubblica e la disposizione politica.
L’analfabetismo relazionale, come quello di tipo scolastico, colma l’assenza di propri codici con quelli della “lettura precostituita dal contesto”. È questa la responsabilità collettiva nel femminicidio e nelle violenze sessuate: l’aver precostituito un codice comportamentale dove la morte e il reato sono semplicemente eccessi di attitudini relazionali connaturate all’uomo.
Gli uomini di buona coscienza che sanno d’essere lontani da questo paradigma, devono ancora riconoscere, veramente, in che modo quel paradigma può essere cambiato.
Cambiare non può che partire dalla carne degli eventi, che da sola e immediata nel vero senso della parola (senza mediazioni) mostra come la parola autorevole può concorrere alla condanna e al destino imposto alle vittime.
Antonietta è morta per le ripetute violenze che ha subito, la sua morte non è stata la casualità rivelatrice. È morta vomitando il suo dolore: Non ne poteva più, ha vomitato perché il grido che forse tante volte aveva pronunciato era stato insufficiente e difforme da quanto ammissibile. Antonietta è invece stata frantumata, da una parte lo stupro, dall’altra la sua morte tragica. Va detto qui che la parola abuso va semanticamente eliminata, perché in se significa che potrebbe esistere un “uso corrispondente” ammissibile. Uso ed abuso nella realtà esistono sulla carne di donne, bambine, e bambini a sono ugualmente inammissibili. Nella violenza sessuata implicita ha origine l’orrore segretamente condiviso nell’attuale patto, dove l’uso ammissibile è diffuso e commette strage lenta.
Nel patto c’è quella responsabilità politica che ha nome e si identifica nei poteri attuali agli eventi.
La campagna mediatica promossa dal Governo, senza per altro destinare diversamente risorse, pone l’accento sul coraggio della denuncia, affidandosi alla taumaturgia dell’immagine-parola. Nella realtà, la denuncia ha risonanza ambigua, come ha sperimentato letalmente Antonietta, essendo il suo grido inammissibile vera denuncia.
È questa, la denuncia, propria del sottoposto (cioè di chi in altra condizione avrebbe possibilità di salvaguardarsi e non di chiedere protezione), è azione di reclamo che presuppone fiducia nell’efficacia della risposta, se non nell’obbligatorietà della stessa.
Le madri di Rignano Flaminio lo sanno, perché a loro volta sono imputate di aver loro, non certa stampa, acceso i riflettori sul disagio dei figli. Come a dire che non si può pretendere equilibrio e rispetto dai media, perché loro sono così, o tacciono o esagerano. Lo sapeva bene Matilde Sorrentino che è morta per essersi macchiata di denuncia in difesa di suo figlio. Denunciare è importante, ma va detto che resta questo, nell’assenza di un sostegno pubblico e carico delle attuali ambivalenze, un atto unilaterale e di grande solitudine. Il discredito e le punizioni di cui sono vittime in tante, è una prigione dalla quale si esce per merito della solidarietà politica: che non deve e non può essere più soltanto “spontanea”; perchè ad offrirla competentemente possono essere le donne in un ottica di restituzione della libertà, ma spesso sono istituzioni confessionali, finanziate con denaro pubblico, e che attraverso l’aiuto veicolano le loro imposizioni.
L’assunzione della responsabilità politica collettiva, di fronte alla morte di Antonietta, consiste nella certezza e nella qualità delle risposte, ma consiste anche nel guardare dentro a tutto ciò che ha resa possibile e indisturbata una tragedia che oggi porta il suo nome . Sono le scuole materne che non rispondono alle esigenze del lavoro delle donne, sono le mura familiari impenetrabili al diritto. E ci sono in aggiunta i modelli forti che suggeriscono che le donne servono a questo, o che addirittura arrivano a pubblicizzare libri con le passerine ignoranti (sic) dell’assessore provinciale alla Cultura di Ravenna Massimo Ricci Maccarini.
La responsabilità politica, in una tale asimmetria culturale, non è un punto d’arrivo, è un’urgenza, l’unica possibilità di cambiare. Bisogna che ognuno agisca magari denunciando che l’orco ignorante è colpevole, non meno, ma insieme ai poteri che mettono nel conto la morte e il dolore di Antonietta.
Al suo addio non c’è rimedio, c’è da impedire che succeda ancora”.
Stefania Cantatore – Udi di NapoliFonte www.bambinicoraggiosi.com
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