Veltroni: «Duello tv, Berlusconi mente»

Politica «Non vanno bene né l’inciucio né le larghe intese»Il leader Pd a Radio 24: «Cancelleremo 5mila leggi entro l’anno. Farò i nomi di personalità indipendenti»ROMA – Il nuovo attacco di Veltroni al Cavaliere è sul duello tv, annunciato, smentito, atteso e temuto. «Il candidato alla presidenza del Consiglio ha detto una cosa falsa: che il duello tv non si può fare perché la legge lo impedisce. Dove sta scritto? Non è vero che non si può fare per legge – attacca il leader Pd in un’intervista al programma «Viva voce» di Radio 24 -. Sono sconcertato e da cittadino non lo accetto. In tutti i Paesi europei si fa il duello tv tra i principali candidati, in Italia non si fa dopo che il mio avversario ha detto “io spacco tutto, Veltroni è terrorizzato”, parlando come se si trattasse di un match di boxe alla Rocky, salvo poi non presentarsi sul ring». Non è la legge che vieta il confronto televisivo perché in questi giorni, ricorda il leader del Pd, si fanno confronti tra gli altri candidati. «L’unico che non si può fare è quello tra Berlusconi e me. Berlusconi può dire che non lo vuole ma non che non si può fare per legge, bisogna avere il coraggio di far giudicare ai cittadini. In questo caso la motivazione è peggio della decisione».

BERLUSCONI: INTESA TRA VELTRONI E BERTINOTTI – In un’ora di faccia a faccia con i lettori del sito del Corriere della Sera, Belusconi ha messo in guardia gli elettori di fronte a un possibile accordo postelettorale tra Veltroni e Bertinotti.

IL LEADER DEL PDL: «E’ UN’INVENZIONE» – La replica di Walter Veltroni su un accordo con bertinotti è arrivata poco dopo: «È una cosa assolutamente non vera, inventata, se no non avremmo rotto una alleanza. Correre appresso le stranezze della disperazione altrui – ha aggiunto il leader del Pd – mi sembra impietoso. Non vi è nulla da dire nè su questo nè su cose che vengono dall’antiquariato di questi 15 anni».

FACCIA A FACCIA – Una replica sul confronto tv è poi arrivata dal Cavaliere: «Non so come continuare a spiegarlo, la legge non consente il faccia a faccia con Veltroni, è una legge liberticida e assurda che volevamo cambiare ma l’Udc e Casini ci hanno impedito di farlo» sottolineando che «sarebbero più di 100 i faccia a faccia da fare perché i candidati di qualunque partito avrebbero il diritto di confrontarsi con me e con lui». Il faccia a faccia «è impossibile – ha aggiunto -, sarebbe contro la legge e l’authority interverrebbe immediatamente vietandolo. Invece c’è la possibilità che sia dato uno spazio a me e a Veltroni nello stesso giorno».

«NO INCIUCIO» – Sempre a Radio 24, Veltroni torna poi sugli scenari post-elettorali, già delineati nell’intervista a Newsweek. «Non vanno bene né l’inciucio né le larghe intese. Non so più che fare per far capire che la nostra posizione è molto chiara: chi vince governa e poi – senza larghe intese – le riforme istituzionali vanno fatte insieme. Sarà necessaria una convergenza sulle regole del gioco anche se sento dire che Berlusconi ha cambiato idea sulla concessione di una delle due Camere all’opposizione. Io invece confermo che se il Pd vince assegneremo uno dei due rami del parlamento e le commissioni di controllo all’opposizione».

«VIA 5MILA LEGGI» – Prima preoccupazione del Pd in caso di vittoria – annuncia Veltroni – sarà lo spinoso argomento della semplificazione legislativa. L’annuncio fa quasi impressione: «Cancelleremo 5mila leggi entro il 2008». Nella prima riunione del Consiglio dei ministri – spiega – il Pd presenterà un disegno di legge delega che prevede di abrogare 5 mila leggi entro il 2008 e ridurre tutte le leggi e i regolamenti dello Stato a non più di cento testi unici e non più di mille leggi speciali entro il 2010. L’obiettivo è avere «entro la fine del 2010 non più di 2.200 atti normativi dello Stato, fra leggi e regolamenti al posto degli attuali 90 mila circa». «Con queste misure – spiega Veltroni – si otterrà una riduzione dei costi normativi e burocratici per le imprese che raggiungerà 9-9,5 miliardi annui alla fine del quadriennio 2009-2012 e un effetto positivo sulla crescita economica che si può stimare in un aumento di circa 0,5 punti di Pil all’anno e un risparmio di spesa pubblica a regime di circa 3-3,5 miliardi di euro all’anno». Veltroni spiega così il processo di semplificazione che ha in mente: «In Italia abbiamo 21691 leggi e circa centomila regolamenti, 4500 in Germania e circa 9000 in Francia. Bassanini ha lavorato su un testo radicale di abbattimento del numero delle leggi e delle varie disposizioni che oggi pesano sulla vita dei cittadini. Presentiamo non un auspicio ma strumenti: ovvero un disegno di legge sulla semplificazione e qualità della regolazione». In sintesi: una «svolta radicale» che deve portare a un «Paese più semplice, con meno leggi ma che siano rispettate».

I NOMI – Sulla formazione della squadra di governo, Veltroni torna a dire che farà dei nomi. «Negli altri Paesi i nomi dei componenti del governo si fanno dopo le elezioni, ma penso che prima del voto annuncerò qualche nome di personalità indipendenti, fuori dalla politica, che faranno parte del mio eventuale governo – ha annunciato Veltroni -.Non ci sarà più una coalizione eterogenea, ma un gruppo parlamentare che applicherà il programma. Se faremo male gli elettori ci manderanno a casa. Invece oggi sul tema dell’immigrazione, a due settimane dal voto, è cominciata la sarabanda nello schieramento del centrodestra». Veltroni ha dunque toccato l’argomento del voto agli stranieri per le amministrative, argomento che ha fatto litigare Berlusconi e la Lega. «Il voto agli immigrati alle amministrative è giusto perché serve al processo di integrazione».

LEGGE 40 – Veltroni ha toccato anche altri temi. Come quello della fecondazione assistita, annunciando che il Partito democratico cambierà la legge 40 sulla fecondazione assisitita cercando però «una sintesi» tra le varie anime del partito. A una domanda di Giancarlo Santalmassi che gli chiede se «ritiene giusto che una famiglia con un figlio talassemico non possa fare la diagnosi preimpianto per evitare di avere un altro figlio talassemico», Veltroni risponde: «La mia risposta è no, non è giusto».

ROMA – Infine, sull’iniziativa annunciata dal Cavaliere di un libro sullo sfascio provocato a Roma da Veltroni nelle vesti di sindaco: «Fa parte della propaganda. Ricordo che Berlusconi, quando lui era premier e io sindaco, si sperticava nelle lodi alla città. Ora c’è la campagna elettorale e vale il contrario. Fa parte della commedia dell’arte di una certa politica, nella quale io non voglio entrare».
Corriere della Sera 31 marzo 2008

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Elezioni: Berlusconi, “Se pareggio al Senato, governo di buon senso”

31 mar 23:25

MILANO – Silvio Berlusconi parla di “un governo di buon senso, non di parte, in caso di pareggio al Senato”. Il leader del Pdl lo ha dichiarato durante uno speciale su Telelombardia. Il cavaliere ha anche fatto due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti allo Sviluppo economico. (Agr)

BERLUSCONI: FUGA DALLA TV

Martedì, 01 Aprile 2008 – 00:05 –
di Fabrizio Casari
Si può declinare in molti modi la paura, ma tale resta. Non può essere trasformata in prudenza o in accorta strategia, nemmeno con la potentissima batteria mediatica a disposizione: paura è, paura resta. Ed è la paura di perdere quella che attanaglia Berlusconi che fugge, letteralmente fugge, dal confronto televisivo con Walter Veltroni, il principale – non unico – avversario di questa competizione elettorale. Di Veltroni, Berlusconi ha paura. Perché dal 1994 ad oggi, per la prima volta, il cavaliere della destra ha di fronte un personaggio che, quale che sia il giudizio politico che su di lui si vuole avere, è uomo di grande capacità comunicativa. Conosce l’arte della persuasione e le tecniche della comunicazione politica, sa tenere bene il contraddittorio e non ripete formule ideologiche; rappresenta, nel bene e nel male, la novità politica che rende la compagine di destra il “già visto” che in molti, peraltro, si augurano di non dover rivedere. E l’aria che si respira, da qualche giorno, pare indicare una possibile sorpresa per tutti coloro che ritenevano il risultato già scontato a favore di Berlusconi. Un confronto televisivo che indicasse Veltroni più credibile, accellererebbe definitivamente la concreta realizzabilità di questo scenario.Le urla manzoniane contro la par condicio che il cavaliere ripete ormai ogni giorno appaiono assurde proprio perché pronunciate da colui cha ha reso la par condicio una condizione necessaria, ancorché insufficiente, per riequilibrare il pesantissimo squilibrio di mezzi a disposizione nella battaglia politica. Ma il dominio assoluto nei media, elemento primario di quel mostruoso conflitto d’interessi di cui è vittima l’Italia, non elimina comunque la paura del cavaliere di sostenere un confronto alla pari. Nemmeno “Porta a Porta”, il luogo dove persino l’ipotetico tappeto da rosso diventa per magia azzurro, offre sufficienti garanzie. E di Fede ce n’è uno solo.

Il perché di questa fuga dal confronto televisivo di Berlusconi non è comunque nuovo né strano. Non è nuovo in quanto già nelle passate campagne elettorali è stato costretto solo all’ultimo momento ad accettare un confronto che non voleva, temendo di offrire una opportunità di recupero dei consensi all’avversario che, stando ai suoi sondaggi, era indietro. E non è strano dal momento che Berlusconi non tollera domande scomode, osservazioni, obiezioni, comunque un contraddittorio da dove può emergere il senso più profondo della sua “discesa in campo”: il bene delle sue aziende a scapito di quello del Paese.

Restano ancora quindici giorni di schermaglie, dispetti e ripicche, cioè i principali ingredienti di questa noiosa campagna elettorale e il cavaliere di Arcore dimostra ogni giorno che passa di temere il sorpasso. Non tanto nelle intenzioni di voto prospettate dai sondaggi, notoriamente fallaci in quanto pilotabili in principio causa committente e in fine attraverso la scelta su quali domande porre e come porle. Le risposte, infatti, variano a seconda di come le domande vengono formulate, come tutti sanno e tutti fingono di non sapere.

Del resto, la provata inaffidabilità dei sondaggi è la sola grande lezione che il Porcellum ha impartito al sistema politico-mediatico di questo paese. Non solo e non tanto perché gli italiani risultano poco inclini a dire quello che vogliono, che spesso si rivela diverso da quello che pensano e non ne parliamo di quello che fanno; ma anche perché, diversamente da quello che accade con le elezioni alla Camera dei Deputati, la tecnica di assegnazione dei seggi al Senato rende complicatissimo un ipotetico calcolo con ragionevoli – per non dire certi – margini di errore.

E del resto, a testimoniare la precarietà del presunto vantaggio del cavaliere, c’è il recupero netto di oltre la metà della distanza tra Pdl e Pd che si calcolava all’inizio della campagna elettorale. Difficile non attribuire il dato ad una indubbia capacità di Veltroni di recuperare consensi, capacità certificata anche dalle piazze dove il candidato del Pd parla, piene più di quanto avveniva nelle passate campagne elettorali.

A questo si aggiunge l’avvenuta scomposizione dei poli politici, che rende ulteriormente difficile calcolare le ricadute elettorali. Non è facile, infatti, valutare con esattezza quanto incideranno l’Udc di Casini e la Rosa bianca, o la scissione della Santanché e di Storace da An, nel complesso dei voti attribuibili alla destra. Oltretutto, mentre dal centro continuano a pervenire segnali netti d’indisponibilità a varare un eventuale governo di destra, non altrettanto – per fortuna – si ode dalla Sinistra Arcobaleno. Ne consegue dunque che sia alla Camera che al Senato i seggi del centro risultano difficilmente sommabili a quelli della destra, mentre a sinistra non si avvertono preclusioni nel caso fosse necessario impedire che il Paese venga riconsegnato a Berlusconi e Fini.

C’è il rischio, insomma, che la marcia trionfale dell’eterno candidato della destra inciampi. Quella che si giocherà tra quindici giorni è una partita nella quale Veltroni ha a disposizione tre risultati su tre, mentre Berlusconi ne ha uno solo. Per l’ex sindaco di Roma, infatti, una sconfitta – se con margine ridotto – non precluderebbe il suo destino politico di guida del Pd; meno che mai un sostanziale pareggio e figuriamoci una vittoria. Per Berlusconi invece, che queste elezioni ha voluto e che pur di averle non ha esitato a sfasciare la Cdl, una sconfitta o un pareggio sarebbero il definitivo fallimento. Sarebbe la fine per i suoi sogni di Palazzo Chigi prima e Quirinale poi. Potrebbe ritrovarsi a cantare con Apicella nella nuova mansione sul lago recentemente acquistata. Pare che il clima sia buono.

Altrenotizie 1 aprile 2008

Pesce d’aprile

“Io sono in grado di stracciare qualunque avversario, perché nella vita ho fatto tutto ciò che gli altri non hanno fatto” (Silvio Berlusconi ai cronisti che gli domandano se tema un faccia a faccia televisivo con Walter Veltroni, 25 marzo 2008).

“Matrix si prepara al faccia a faccia in tv” (Il Giornale, 29 marzo 2008)

“Come ho anticipato ieri sera ai telespettatori di Matrix, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni saranno venerdì 11 aprile ospiti del programma, nell’ultimo giorno di campagna elettorale. Secondo quanto ho concordato con i rispettivi staff nel pomeriggio di giovedì scorso, i due saranno da me intervistati separatamente. (…) Com’è ovvio sarei giornalisticamente pronto a un confronto
diretto, ma non è nè quello che ho richiesto ai candidati nè quello che ho annunciato ieri nella mia trasmissione, a differenza di ciò che leggo stamattina su alcuni quotidiani” (Enrico Mentana, Ansa, 29 marzo 2008)

“Il confronto tv con Veltroni non lo faccio perché è vietato dalla legge sulla par condicio” (Silvio Berlusconi, 29 marzo 2008)

“Quando sarà il confronto tv con Prodi? Non lo so. Per me anche subito, ma lui ha continui attacchi di panico e poi strascica le parole… Prodi, ci sei?… Non è connesso…” (Silvio Berlusconi a “Tutte le mattine” con Maurizio Costanzo, Canale5, 26 gennaio 2006. Già all’epoca era in vigore la legge sulla par condicio, la stessa vigente oggi).

(1 aprile 2008)

La lettera di Silvio Berlusconi ai potenziali “difensori del voto”

 DI Wildgreta

Noto che i “difensori del voto” nella lettera che segue vengono chiamati anche “difensori della libertà”, mi permetto quindi di suggerire ai creativi di Berlusconi, altri sinonimi da usare a sorpresa, negli ultimi giorni di campagna elettorale: “Questori dell’urna”- Sentinelle dello scrutinio”- “Piccole vedette del seggio”- “Guardie elettorali”–“Occhi di lince”- “Scorte della libertà”, “Vigili del verbale”.

Per quello che riguarda l’annunciato “Albo dei difensori della libertà”, suggerisco “: “Albo patroni del sogno” o “Albo dei giusti”

La Lettera

Questa lettera piena di bugie è stata inviata agli iscritti di Forza Italia. Peccato che in questi giorni  sia emerso che gli unici brogli elettorali certi sarebbero quelli avvenuti in Sicilia nelle passate elezioni a danno del centro sinistra. Peccato che “gli importanti traguardi raggiunti” siano stati, in realtà, un maggiore indebitamento, che ha costretto il governo Prodi al risanamento, con tutte le misure impopolari che ne sono conseguite. Mi ha colpito una cosa che Antonio Di Pietro ha riferito nel comizio di apertura della campagna elettorale a Roma: i cantieri aperti dal governo Berlusconi sono stati finanziati dal governo Prodi. Berlusconi, infatti, si era fatto fotografare il giorno dell’inaugurazione di numerose opere, i cui lavori però non erano mai iniziati, o si erano interrotti perchè non erano stati finanziati. Li ha finanziati Di Pietro come ministro delle infrastrutture,  nei due anni del Governo Prodi. Si può essere di centro destra, si può essere anche berlusconiani, ma bisognerebbe avere il buonsenso di non credere alle sue bugie e alla sue uscite che rivelano una bassa statura di statista. Oltretutto, la lettera che ha inviato agli iscritti fi FI sembra più un comunicato destinato alle casalinghe e alle pensionate che un tempo costituivano il suo elettorato privilegiato, grazie alle telenovele in tv. Oggi la gente è cambiata, ha smesso di credere alle favole, ed è molto più povera. Ma cosa ancora più grave, non ha fiducia nel futuro. Molte persone vedono i politici come persone alle quali nulla importa della sorte dei cittadini. E allora, il mio consiglio è quello di andare comunque a votare, ma scegliendo qualcuno che non ci abbia già delusoaltre volte.

Lettera di Berlusconi agli iscritti di Forza Italia

“Ci attende una sfida importante, una partita decisiva per le sorti del nostro Paese, delle nostre famiglie e dei nostri figli. E’ giunto il momento che anche tu scenda in campo per salvaguardare l’Italia da una dissennata gestione e da un futuro illiberale”

di Silvio Berlusconi

Cara amica, caro amico, a meno di due anni dalle ultime elezioni politiche ci troviamo a dover affrontare una breve ma decisiva campagna elettorale.In poco piu di 600 giorni il Governo Prodi è riuscito nel record negativo di cancellare molti dei traguardi raggiunti con fatica nei 5 anni di duro lavoro che ha caratterizzato il nostro esecutivo.
 
Nel 2006 solo i brogli ai seggi elettorali ci hanno negato il giusto diritto a governare degnamente l’Italia.
 
Per questo ritengo indispensabile che in ogni sezione elettorale del tuo comune vi siano due nostri difensori del voto, nelle fasi di voto, scrutinio e fino alla redazione dei verbali, vigilino attentamente per impedire scorrettezze ed inganni.
 
Per fare questo ho bisogno ancora una volta del tuo sostegno e del tuo entusiamo che, sono certo, vorrai mettere in campo per il 13 e 14 aprile.
 
Non sarai lasciato solo: in ogni provincia, in ogni comune, provederemo ad effettuare un’adeguata formazione affinchè chi rappresenta il Popolo della Libertà sappia esattamente come comportarsi e difendersi nei seggi elettorali.
 
Stiamo elaborando in questi giorni un vero e propio Albo dei difensori della libertà. Ti prego pertanto di contattare il tuo coordinamento comunale, quello provinciale o direttamente gli uffici di Milano e Roma.
Ci attende una sfida importante, una partita decisiva per le sorti del nostro Paese, delle nostre famiglie e dei nostri figli. E’ giunto il momento che anche tu scenda in campo per salvaguardare l’Italia da una dissennata gestione e da un futuro illiberale.

Un forte abbraccio ed un ringraziamento di cuore,

Silvio Berlusconi 

Meno male che Silvio c’è

Questa è la versione originale, l’unica, irripetibile ultima performance del team di creativi di Berlusconi. Dove gli impiegati sorridono, i pasticceri infornano, gli operai credono ancora nel sogno e la gente è fiduciosa nel futuro perchè:  Presidente sono con te, meno male che…Silvio c’è.

Wildgreta 30 marzo 2008

Dichiarazioni di voto: per chi vota Marco Travaglio

Da oggi vorrei raccogliere le dichiarazioni di voto. Quindi, chiunque ne trovi in rete, le posti fra i commenti, così magari avremo un quadro più chiaro di cosa pensano le persone di cui magari ci fidiamo o delle quali non ci fidiamo affatto. Condivido ciò che pensa Travaglio riguardo al voto: non andare a votare non serve a nulla, o meglio serve solo a mantenere intatta la casta. Quindi, io mi orienterei verso il partito che sento più vicino come idee o come candidati che ha schierato. Non condivido chi, nonostante i buoni propositi preelettorali, ha candidato comunque persone indagate o condannate solo perchè “portatori di voti”. Non condivido chi ripete sempre gli stessi slogan miracolistici. Non condivido chi finge di interessarsi ai problemi degli altri solo per farsi i fatti propri. Non condivido chi perde tempo e parla sempre “d’altro” per non affrontare le questioni serie. Non condivido chi finge di litigare in tv e chi litiga per andare o non andare in tv. Oramai non si può più nascondere la verità, perchè si vede
Dal blog di Antonio Di Pietro:
In questi giorni ho ricevuto molte dichiarazioni di voto a favore dell’Italia dei Valori.
Riporto quella di Marco Travaglio.
“Due anni fa votai per l’Italia dei Valori, soprattutto perché nel mio Piemonte candidava Franca Rame, persona straordinaria che sono felice di aver contribuito a mandare al Senato. Credo proprio che anche stavolta tornerò a votare per il partito di Antonio Di Pietro. Conosco le obiezioni dei critici: la gestione padronale e personalistica del partito, da cui molti si sono allontanati; la caduta di stile di far prendere al partito una sede in affitto in uno stabile di proprietà dello stesso Di Pietro; la candidatura di personaggi come Sergio De Gregorio e Federica Rossi Gasparrini, puntualmente usciti dall’Idv dopo pochi mesi dall’elezione; l’adesione di Di Pietro, come ministro delle Infrastrutture, al progetto del Tav per le merci in Valsusa (sia pure dialogando con le popolazioni e discutendo di un possibile nuovo tracciato, alternativo al famigerato «buco» da 54 km a Venaus); la decisione di non chiudere la società Stretto di Messina, pur con la contrarietà ribadita al progetto del ponte; il no alla commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 (secondo me sacrosanto, visto che le commissioni parlamentari in Italia servono a confondere le acque e a ostacolare le indagini della magistratura; ma maldestramente motivato con la richiesta di indagare anche sulle violenze dei black bloc, quasi che il parlamento dovesse occuparsi dei reati dei cittadini comuni). Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.
A convincermi a votare per l’Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità e la libertà d’informazione. Ne cito alcuni.
C’è Beppe Giulietti, animatore dell’associazione Articolo 21 contro ogni censura ed epurazione, dunque scaricato dal Pd che gli ha preferito addirittura Marco Follini, ex segretario dell’Udc ed ex vicepremier di Berlusconi, come responsabile per l’Informazione: quel Follini che ha votato tutte le leggi vergogna, compresa la Gasparri che è il principale ostacolo alla libertà d’informazione. C’è Pancho Pardi, che ho incontrato la prima volta al Palavobis, poi in tutti i girotondi e che mi auguro di reincontrare quando – se, come temo, rivincerà Berlusconi – ci toccherà tornare in piazza. C’è la baronessa Teresa Cordopatri, simbolo della lotta alla ’ndrangheta in Calabria. C’è, a Napoli, un sindaco anticamorra come Franco Barbato, che ha militato nel progetto di lista civica nazionale insieme a tanti altri amici. C’è Leoluca Orlando, che in quanto ad antimafia non teme confronti. Non ci sono, in compenso, alcuni personaggi discutibili che si erano avvicinati all’Idv, e che sono stati respinti o non ricandidati. E poi ci sarebbero anche Beppe Lumia e Nando Dalla Chiesa, ai quali Di Pietro aveva offerto un posto nella sua lista in Sicilia dopo l’estromissione (nel primo caso provvisoria, nel secondo definitiva) da quelle del Pd, che in compenso ospitano elementi come Mirello Crisafulli, l’amico del boss di Enna: alla fine, grazie anche all’Idv, Lumia è rientrato nel Pd, mentre Nando ha rispettabilmente deciso di declinare l’offerta. E poi c’è Di Pietro che, pur con tutti i suoi difetti, ha saputo pronunciare – da ministro e da leader di partito – una serie di «no» molto pesanti contro le vergogne del centro-sinistra. No all’indulto extralarge salva-Previti, salva-furbetti, salva-corrotti e salva-mafiosi. No al segreto di Stato e al ricorso alla Consulta sul sequestro Abu Omar contro i giudici di Milano. No alla depenalizzazione strisciante della bancarotta tentata da qualche ministro furbetto. No agli attacchi contro De Magistris e Forleo. No al salvataggio di Previti alla Camera (il deputato Idv Belisario, per un anno e mezzo, è stato il solo con il Pdci a chiedere la cacciata del pregiudicato berlusconiano, mentre gli altri facevano i pesci in barile). No al salvataggio di D’Alema e Latorre da parte della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (lì il dipietrista Palomba s’è pronunciato per autorizzare le intercettazioni Unipol-Antonveneta-Rcs, senza se e senza ma). No all’inciucio mastelliano sulla controriforma dell’ordinamento giudiziario e a tutte le altre porcate del cosiddetto ministro della Giustizia ceppalonico.No all’inciucio in commissione Affari costituzionali per la legge-truffa di Franceschini e Violante sul conflitto d’interessi (anche qui, solo il Pdci con Licandro e l’allora Ds Giulietti han tenuto botta con l’Idv). No alla limitazione delle intercettazioni telefoniche e no – dopo un’iniziale esitazione alla Camera – alla legge-bavaglio di Mastella & C. contro la pubblicazione delle intercettazioni e degli altri atti d’indagine fino al processo. No all’aumento del finanziamento pubblico dei partiti e al colpo di mano tentato in tal senso dai tesorieri di tutti i partiti (tranne quelli dell’Idv, Silvana Mura, e della Rosa nel pugno, Fabrizio Turco). No al comma Fuda che assicurava la prescrizione agli amministratori pubblici indagati dalla Corte dei conti per infrazioni contabili.
Come ministro delle Infrastrutture, poi, Di Pietro ha bonificato quel lombrosario che era prima il vertice dell’Anas, cacciando gli inquisiti e i condannati e denunciando i responsabili di certi ammanchi. Ha razionalizzato la miriade di progetti faraonici ereditati da Lunardi, concentrando le poche risorse disponibili su alcune opere davvero necessarie. E, in campagna elettorale, è stato il solo a dire papale papale che Rete 4 deve andare sul satellite e che bisogna applicare immediatamente la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia europea di Lussemburgo che, dichiarando illegittime le proroghe concesse a Mediaset dal 1999, privano da nove anni Europa 7 di Francesco Di Stefano delle frequenze necessarie per trasmettere. Infine, last but not least: sia che vinca Berlusconi sia che Pdl e Pd arrivino al pareggio e magari tentino un bel governissimo di larghe intese, mi auguro che arrivi in parlamento una pattuglia di guastatori capaci di fare opposizione con fermezza e competenza sui due temi cruciali, la libertà d’informazione e la giustizia uguale per tutti. Di gente così ce n’era anche nel Pd, ma è stata scientificamente eliminata con una specie di pulizia etnica. Ricordiamoci quel che accadde nel 2001, quando l’Idv mancò il quorum per un soffio: l’unica vera opposizione al regime berlusconiano non era in parlamento (a parte i cani sciolti alla Dalla Chiesa e alla De Zulueta, ora scomparsi dalle liste), ma in piazza. Se stavolta entrano in parlamento Di Pietro, Orlando, Pardi, Giulietti, Cordopatri, Mura e qualcun altro come loro, è meglio per tutti.”

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